L’Italia chiude con 5,5 milioni di tonnellate di prodotto trasformato - Agrimpresaonline Webzine

L’Italia chiude con 5,5 milioni di tonnellate di prodotto trasformato

pomodoro da industria

Claudio Ferri

BOLOGNA – In Italia quest’anno sono state trasformate circa 5,5 milioni di tonnellate di pomodoro, con una riduzione del 10% rispetto ai risultati record dello scorso anno.
Un dato che, sostanzialmente, riflette quello relativo agli ettari investiti pari a 65.180 (-8,5% rispetto al 2021), di cui 37.024 al Nord e 28.156 al Centro Sud. In particolare, nel Bacino Centro Sud le aziende hanno trasformato 2,59 milioni di tonnellate, con un decremento del 12% rispetto al 2021, mentre in quello del Nord il trasformato finale è stato di 2.89 milioni di tonnellate (-6.3% rispetto allo scorso anno).

L’annata produttiva ed altri temi sono stati affrontati durante l’Assemblea Pubblica di Anicav, la più grande associazione di rappresentanza delle imprese di trasformazione del pomodoro al mondo, tenutasi a Parma nel corso dell’annuale appuntamento Il Filo Rosso del Pomodoro, giunto alla sua decima edizione. Nel corso dell’incontro sono state sottolineate le buone le rese agricole in entrambi i bacini produttivi, nonostante la siccità nel bacino Nord e le alte temperature che hanno causato non poche difficoltà soprattutto nella parte iniziale della raccolta.

Sul fronte delle rese industriali, di contro, si è registrato un peggioramento con la necessità di utilizzare maggiori quantità di materia prima per riuscire a garantire i nostri elevati standard qualitativi. Il dato si inserisce in una situazione di riduzione generale a livello europeo (-17,6%) e mondiale (-4.9%) con Spagna e Portogallo che, complessivamente, hanno ridotto la produzione del 29%. Fa eccezione la Cina che, con 6,2 milioni di tonnellate, ha fatto registrare un incremento del 29,2% dopo la flessione del 2021.

Tuttavia emerge un calo del 10% rispetto ai risultati record del 2021

L’Italia, terzo trasformatore mondiale di pomodoro dopo gli Usa e poco distante dalla Cina, ma primo trasformatore di derivati destinati direttamente al consumo finale, rappresenta il 14,8% della produzione mondiale (pari a 37,3 milioni di tonnellate) e il 56,5% del trasformato europeo, con un fatturato totale di 4 miliardi di euro. “Strategie competitive a sostegno di una filiera da primato è il tema scelto come filo conduttore di questa giornata. – ha dichiarato Marco Serafini, presidente di Anicav -. È necessario che il nostro comparto, che rappresenta, per qualità e dimensioni, un’eccellenza dell’industria agroalimentare italiana, assuma una posizione strategica nelle politiche di sviluppo di settore e faccia sentire in maniera incisiva la propria voce. Per questo abbiamo ritenuto indispensabile definire un’agenda programmatica, da condividere con tutte le anime della filiera, dal mondo agricolo alla distribuzione, e da sottoporre al nuovo Governo. Andranno evidenziate le criticità del settore e le soluzioni per superarle con l’obiettivo di salvaguardare e rilanciare una filiera “da primato” che, da sempre, rappresenta nel mondo l’emblema del food made in Italy”.

Anicav ha sottolineato, inoltre, l’aumento dei costi di produzione, del tutto fuori controllo, in particolare dell’energia che è passata dal 4 al 22%. Nel corso dell’evento sono emerse una serie di proposte di intervento che, a giudizio di Anicav, dovranno confluire in un’agenda programmatica da condividere con l’intera filiera.

“In merito al complesso rapporto col mondo agricolo – è stato detto – è emersa la necessità di avviare un’analisi dei costi di produzione agricola nelle diverse aree del Paese, per capire se si scontano problemi di inefficienza organizzativa e gestionale o se, invece, si tratta di meri comportamenti speculativi, e l’esigenza di una ridefinizione del perimetro di competenza e del modello operativo alla base delle relazioni interprofessionali”.

Altri temi di discussione, la crescente difficoltà nel reclutamento di manodopera stagionale e la mancanza di profili tecnici specializzati, l’importanza di investire in ricerca e sviluppo e in attività di promozione, valorizzazione e tutela, oltre alla necessità di un sostegno alle imprese.

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