L’offerta di cereali non manca ma proliferano le speculazioni sugli scaffali

cereali

Luca Soliani

REGGIO EMILIA – ‘Il prezzo del grano supera quello del petrolio’. L’emergenza da Covid-19 ha scatenato una selva di fake news ma questa, rimbalzata su tutti i tg e quotidiani nazionali, è sicuramente quella che ha più fatto sorridere amaramente gli imprenditori cerealicoli. Il settore è in sofferenza da anni per la selvaggia concorrenza straniera e ora c’è chi sostiene che i produttori stiano facendo affari d’oro, o meglio di petrolio, grazie alla pandemia. 

Ma non è affatto così. Per fare un po’ di chiarezza, abbiamo intervistato Valeria Villani, presidente regionale Agia-Cia e imprenditrice nella Società Agricola Carlini di Gualtieri.

valeria villani

Quale è la situazione generale?

Il settore è in profonda crisi da 10 anni. Basti pensare che le quotazioni di grano tenero e mais sono crollate di oltre il 17%. Ma non è tutto. A proposito del mais, l’Italia ha perso il 50% delle produzione: sono sempre meno gli ettari seminati e coltivati. Eravamo autosufficienti mentre ora dipendiamo per la metà del fabbisogno dall’estero, specialmente dai Paesi dell’Est Europa.

Il Coronavirus come e quanto ha inciso?

In un primo momento si è scatenata una sorta di panico generale tra gli allevatori suinicoli, la paura che la chiusura delle frontiere bloccasse le importazioni dall’estero. E così, la maggiore richiesta interna ha movimentato il mercato facendo salire un po’ i prezzi. Ma il ‘fenomeno’ è durato una decina di giorni. Per quanto riguarda il mais, sono tornati ai livelli normali se non addirittura un po’ al di sotto. Le scorte hanno, infatti, bloccato le vendite. Anche per quanto riguarda il grano, abbiamo assistito alle stesse dinamiche dei prezzi anche se la domanda sul mercato non è aumentata.

E quindi, cosa pensa possa essere successo?

Penso siano state speculazioni per giustificare il considerevole aumento della farina e dei prodotti lavorati sugli scaffali che sono schizzati anche del 300%. Speculazioni che sicuramente non ci hanno riguardato e nemmeno arricchito. Chi cerca indizi, provi magari a guardare nella filiera. Le vittime sono due: i produttori che sono stati additati come responsabili degli aumenti di prezzo e i consumatori che hanno subito l’incremento dei prezzi di un bene di prima necessità.

Ad un certo punto, la farina ha scarseggiato sugli scaffali ed è dilagato l’allarme su una sua presunta carenza per lungo tempo.

Mi pare che anche questo vada inserito nel contesto delle manovre giustificative per l’aumento dei prezzi. Il prodotto c’è e, addirittura, viene esportato in grandi quantità.

Ha accennato che il settore è in crisi anche a causa dell’invasione straniera.

I Paesi dell’Est Europa hanno la maggior fetta dell’export nella vendita delle granaglie. E ci puntano con decisione. Basti pensare che inondano il nostro mercato con prodotti che costano anche 10 euro alla tonnellata in meno rispetto al nostro specialmente quando arrivano a fine stagione, visto che hanno impianti obsoleti, e hanno bisogno di liberarsi del prodotto vecchio per far posto a quello nuovo. Si dedicano a vere e proprie svendite.

Ci sono ragioni ben precise del perché riescono a fare questi prezzi?

Bassissimi costi della manodopera, mancanza di centri di stoccaggio, macchinari vecchi, bassa qualità dei prodotti.

Nonostante questo, riescono a primeggiare sul nostro mercato.

Purtroppo negli ultimi 10 anni i prodotti italiani non sono mai stati incentivati e valorizzati. Anzi, direi che è avvenuto esattamente il contrario. A incidere sono anche le regole inique del mondo globale che mette sullo stesso piano commodities con specifiche molto differenti tra loro. Ad esempio, in Italia il frumento non viene trattato con il glifosato come avviene, invece, in altri Paesi dove è seccato in aperta campagna. Cosa che da noi è proibita. I protocolli, e dunque i costi, sono molto differenti. Ma, alla fine, i due prodotti molto diversi finiscono nello stesso mercato. E così quello straniero – sicuramente meno controllato e salutare – invade le nostre tavole. Siamo dinnanzi a una concorrenza sleale che penalizza i consumatori finali e un intero settore. Che, senza rigorose tutele, viene condannato a morte.

Agrimpresa online - Registrazione: tribunale di Bologna n. 6773 del 2 marzo 1998 - email: agrimpresa@cia.it - tel. 0516314340
Direttore responsabile: Claudio Ferri - Presidente: Cristiano Fini - Editore: Agricoltura è vita scarl
via Bigari 5/2 - 40128 - Bologna - P.iva 01818021204

WhatsApp chat
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: