Luci e ombre per il Parmigiano Reggiano, ma bilancio molto positivo

parmigiano reggiano

Luca Soliani

REGGIO EMILIA – “Un 2019 tra tante luci e (poche) ombre per il Parmigiano Reggiano: il bilancio finale è sicuramente molto positivo”. Parole di Antenore Cervi, presidente Cia Reggio, che sottolinea come il re dei formaggi sia l’emblema a livello nazionale degli “ottimi risultati che si possono raggiungere quando valorizzazione e qualità vanno di pari passo. Se la filiera funziona, il prodotto ne guadagna. E con esso anche gli imprenditori agricoli. Grazie a buoni accordi internazionali, anche l’export va forte”.

Cervi invita però a non abbassare la guardia e a non sottovalutare “il calo delle quotazioni avvenuto nelle ultime settimane. Vanno ricercate le esatte cause – speculazioni o difficoltà strutturali – e devono essere affrontate per evitare che diventino un problema molto serio nel 2020”. Preoccupano anche i dazi americani: “Una questione che deve essere assolutamente essere risolta”.

Cervi entra quindi nel dettaglio. E mette sul tavolo dell’analisi, la positiva remunerazione “per i produttori e i caseifici cooperativi. Il trend che arrivava dal 2018 si è confermato per buona parte del 2019. E, infatti, le quotazioni nel bilancio dovrebbero attestarsi sugli 80 euro al quintale. Abbiamo assistito a un calo nell’ultimo trimestre, un elemento che deve essere oggetto di riflessione e analisi per il futuro”.

La produzione ha avuto “un incremento dell’1,5%, anche se il dato non è omogeneo su base annua. Fino ai primi otto mesi era infatti sotto l’1%, negli ultimi è arrivato a sfiorare il +5%. Le ragioni? Un miglioramento delle capacità produttive degli allevamenti, grazie agli investimenti fatti sul Psr che stanno vedendo la realizzazione sia di progetti aziendali che di filiera. A questo proposito, ci auspichiamo che venga realizzato quello proposto anche dalla Regione: trovare finanziamenti per scalare la graduatoria dei progetti di filiera rimasti esclusi dal bando”.

benessere animale

“La produzione – rimarca Cervi – nel 2019 supererà i 3 milioni 700mila forme”. Dinnanzi a questa situazione, “è necessario mettere sul tavolo una serie di considerazioni. Le aziende devono sempre più attrezzarsi. È infatti fondamentale fare di tutto per mantenere l’ottimo livello di percezione del prodotto: deve, cioè, continuare a essere considerato il ‘numero 1’ al mondo. E questo passa dalla qualità – bene i vari tipi di stagionatura, anche lunga – e dalle caratteristiche sempre più richieste dal consumatore. Penso, ad esempio, al benessere animale: in questa ottica, ritengo molto positiva l’iniziativa del Consorzio di monitorare le aziende. Questo sarà infatti un tema sempre più richiesto, non solo dal punto di vista commerciale ma anche nella impostazione della nuova Pac”.

Ma non è tutto. Per il presidente di Cia Reggio è crescente l’esigenza di “controllo della filiera e della composizione del prezzo nei vari passaggi. Abbiamo visto quello che è successo a fine anno: è stata messa in vendita la produzione del 2016 (stagionatura 30 mesi) e del 2017 (24 mesi), anni in cui l’aumento produttivo è stato di oltre il 10%. La sfida è quella di trovare il mercato per soddisfare questo livello di produzione…”.

I dati indicano che fino a settembre la grande distribuzione “ha sofferto in termini di quantità. E questo ha innescato il calo delle quotazioni a cui abbiamo assistito nell’ultimo trimestre 2019: in 12 mesi la caduta è stata di circa 2 euro”. Trovare le motivazioni “non è immediato. Nel breve periodo si può pensare alla speculazione, visto che un crollo del 20% fa fatica a essere giustificato se non nei rapporti tra produttori, stagionatori e commercianti – spiega Cervi -. Però dobbiamo anche ragionare su visioni di medio e lungo corso, chiedendoci se ci sono mercati per soddisfare i decisi aumenti produttivi. Segnali positivi arrivano comunque dall’incremento dell’export (+4,5%) e dall’aumentato divario con Grana Padano e similari, che stanno comunque diventando sempre più competitivi”.

Cervi sollecita a “trovare scenari di equilibrio. Abbiamo bisogno di meccanismi per rendere trasparente e oggettivo le dinamiche mercato. Dalla conoscenza delle giacenze nei magazzini, alle effettive rivelazioni di mercato”.

Non manca un passaggio sul cosiddetto ‘nutriscore’: “La battaglia contro l’obesità è giusta ma è sbagliato lo strumento, che sia il ‘semaforo francese’ o il modello a serratura dei Paesi scandinavi. Il Parmigiano Reggiano, così come le altre indicazioni geografiche, non ha certo bisogno di una nuova ‘etichettatura’. E così è per tutte le altre Dop, vere e proprie eccellenze agroalimentari italiane”.

Il presidente di Cia Reggio conclude con una riflessione sul recente spot televisivo che ha visto come protagonisti lo chef Carlo Cracco, l’olimpionica Elisa Di Francisca, la conduttrice televisiva Diletta Leotta e la nutrizionista e biologa Manuela Mapelli: “La campagna pubblicitaria è stata sicuramente positiva, anche perché il Consorzio non ha mai avuto a disposizione un budget così elevato per la comunicazione. Le critiche piovute per un video forse troppo patinato? Possono starci, ma stiamo parlando di un prodotto di alta qualità e quindi ci sta che lo sia stato anche lo spot”.

Agrimpresa online - Registrazione: tribunale di Bologna n. 6773 del 2 marzo 1998 - email: agrimpresa@cia.it - tel. 0516314340
Direttore responsabile: Claudio Ferri - Presidente: Cristiano Fini - Editore: Agricoltura è vita scarl
via Bigari 5/2 - 40128 - Bologna - P.iva 01818021204

WhatsApp chat
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: