Parmigiano, c’è una ripresa ma le insidie sono dietro l’angolo

Gennaio 2017

Cristian Calestani

BASILICANOVA (Parma) – È stato un anno da incorniciare il 2016 per il settore del Parmigiano Reggiano.

L’incremento dell’export e il calo delle giacenze in magazzino hanno fatto aumentare il prezzo del prodotto – assestatosi stabilmente sopra i 9 euro al chilo e in più di un’occasione salito anche oltre i 10 – ma ora è importante che non ci si sieda sugli allori, e si continui a lavorare nel rispetto delle quote di produzione e per incrementare ulteriormente le esportazioni.

“Il bilancio del 2016 è certamente positivo – commenta Luca Boldini, 35enne di Basilicanova alla guida dell’azienda La Riana, 630 capi di cui 300 in mungitura per una produzione di circa 6 mila forme all’anno -. Specie negli ultimi quattro mesi dello scorso anno si è registrato un ottimo trend di crescita nel prezzo del prodotto. Se dovesse continuare sempre così avremmo di fronte un futuro roseo per il nostro settore”. Ma Boldini sa benissimo che le insidie sono dietro l’angolo.
“Purtroppo, in generale la vendita del parmigiano è nelle mani dei commercianti e questo espone noi produttori alle dinamiche di mercato senza le adeguate tutele. Nel futuro mi impegnerò per essere non solo produttore, ma anche commerciante del mio formaggio curandone il packaging, il marchio, il marketing e la riconoscibilità.
Come azienda La Riana vendiamo e venderemo il nostro prodotto anche ai commercianti, ma cercheremo di renderlo sempre il più riconoscibile possibile. Ritengo infatti che la strategia vincente passi dal far conoscere il nome del singolo produttore: questo sarebbe un incentivo ulteriore per una produzione di qualità, perché sulla tavola del consumatore finirebbe un formaggio facilmente identificabile, non tanto con il nome di chi quel formaggio lo ha commercializzato, ma con il nome di chi lo ha effettivamente prodotto. Il consumatore potrebbe dunque sapere subito dove trovare il prodotto di massima qualità e questo sarebbe un incentivo per il produttore ed anche una forma di garanzia, perché il buon prodotto resterebbe sul mercato indipendentemente dalle fortune o meno del commerciante. Spesso – conclude Boldini – indico come esempio da seguire quello dello Champagne, dove ogni cantina ha il proprio nome e un proprio prezzo in base alla qualità del prodotto che viene realizzato”.

Di “annata chiusa in modo positivo” e di “buone premesse per il 2017”, parla anche Gianluca Corradi dell’azienda agricola Corradi Aldo, Gianluca e Claudio di Basilicagoiano dove, a conduzione famigliare più l’ausilio di un dipendente, si curano 70 vacche in lattazione più la rimonta e si coltivano 65 ettari, tra proprietà e affitto, a foraggio per il bestiame. “Diversi fattori sono alla base dei buoni risultati del 2016” analizza Corradi, che dal 2012 è anche presidente della latteria Santo Stefano di Basilicagoiano nella quale conferiscono 18 soci per 100 mila quintali di latte e una produzione di 60 forme al giorno.
“La mancanza di giacenze di formaggio stagionato in magazzino e l’incremento dell’export – conferma –, hanno permesso di ottenere grandi benefici per il prezzo. É una boccata d’ossigeno di cui le aziende avevano bisogno per riprogrammare l’attività ed anche uno stimolo per i giovani, affinché possano continuare a credere in questo settore. Oggi il prezzo è soddisfacente, ma non dobbiamo ricadere nei soliti errori commessi nel passato dopo ogni incremento. È fondamentale che ogni azienda produca nel rispetto dei piani produttivi. Il Consorzio ha messo in campo strumenti e regole ai quali dobbiamo fare riferimento, in modo che tutta la produzione avvenga nel rispetto dei più rigidi controlli, che devono riguardare in tempi brevi anche le linee di grattugia e di confezionamento”.

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