Protezioni antibrina difficoltose a causa di burocrazia e caro gasolio - Agrimpresaonline Webzine

Protezioni antibrina difficoltose a causa di burocrazia e caro gasolio

antibrina

Erika Angelini

IMOLA – Anche l’azienda frutticola di Denis Galeotti, giovane imprenditore imolese, non ha avuto scampo: negli ultimi due anni la maggior parte della produzione di albicocche, pesche e susine è stata spazzata via dalle gelate primaverili. Per limitare questa calamità climatica ha deciso di aderire al bando regionale per ottenere il contributo dedicato all’installazione dei dispositivi antibrina e cercare di proteggere il suo frutteto, 17 ettari quasi interamente investiti a drupacee e vite. Ma, come spesso accade, tra la decisione di fare tutte le pratiche per accedere al sostegno e l’installazione effettiva dei dispositivi c’è in mezzo un mare di ostacoli burocratici ed economici.

Con quali strumenti proteggi le colture dalle avversità climatiche?

Due annate consecutive di gelate hanno pesato come un macigno sui redditi di noi frutticoltori e credo che ogni azienda frutticola abbia cercato sostegno e soluzioni a questo imprevedibile problema climatico.
Negli anni scorsi ho assicurato le colture, ma le assicurazioni sono onerose, soprattutto per una piccola-media azienda e non sono rimasto soddisfatto dai parametri di valutazione del danno: alla fine se hai perso il 100% del raccolto, tolta la franchigia del 30%, rischi di avere un risarcimento appena del 30-40%, davvero troppo poco.
Così ho pensato di aderire al bando regionale e purtroppo nel 2020 la mia domanda non è stata accolta, probabilmente per un errore di un tecnico al quale mi sono affidato. Quest’anno credo, e spero, che la domanda passerà, ma lo saprò solo da metà marzo.

In sostanza, quest’anno non riuscirai comunque a installare la protezione antibrina?

Se un’azienda conta sul contributo regionale per l’installazione i tempi non consentiranno di metter nulla perché le gelate, se ci saranno, arriveranno sicuramente prima. I tempi burocratici per ricevere i contributi sono piuttosto lunghi, la scadenza era fine novembre 2021 e sono serviti quattro mesi per valutare le domande, tanto che la graduatoria uscirà il 17 marzo. In pratica, solo chi ha vinto il bando del 2020 e ha ricevuto presumibilmente i fondi a metà 2021 è riuscito a installare ventole o impianti per l’irrigazione antibrina.
La mia non è una critica alla Regione che evidentemente ha i suoi iter, ma se in azienda non riesci a sostenere la spesa indipendentemente dal contributo allora devi aspettare.

Quale protezione antibrina hai scelto?

Ho già individuato una ventola che dovrebbe riuscire a coprire fino a 7 ettari, sulla carta naturalmente, di frutteto e che ordinerò solo se accetteranno la mia domanda di contributo. Questo lo voglio sottolineare anche con i numeri: una macchina, che nel mio caso non copre tutta la superficie aziendale, costava, fino a gennaio, circa 45mila euro. Adesso i prezzi sono aumentati di circa il 15% e si arriva a una cifra che, soprattutto dopo due anni di mancato reddito, la mia azienda non si può permettere e credo che sia una condizione diffusa tra le aziende frutticole.
Oltre ai costi per l’acquisto ci sono i tempi di consegna perché molte ventole, soprattutto quelle a raggio più ampio, sono prodotte all’estero e servono sei-sette mesi per la consegna. Poi, questa ventola deve essere attivata e qui c’è un altro problema perché consuma circa 50 litri di gasolio all’ora, un salasso con gli attuali costi dei carburanti e l’assegnazione di gasolio agevolato sempre più ridotta.

Come vedi il futuro della frutticoltura?

Penso di interpretare un sentire comune dicendo che non sono ottimista. Gli ostacoli, tra problemi climatici e l’aumento speculativo delle materie prime e dei costi di produzione, appaiono davvero insormontabili.
Però, non voglio cedere e buttare via tutto l’impegno e gli investimenti fatti sin qui. Speriamo che arrivi un supporto concreto al nostro settore: contributi consistenti, tempestivi e più semplici da ottenere, ma anche una nuova e diffusa consapevolezza da parte di chi ci governa, del ruolo essenziale delle aziende agricole per la produzione di cibo e la salvaguardia del territorio.

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