Riforme sopite

Giugno 2016

Antonio Dosi, presidente Cia Emilia Romagna

Se, facendo un gioco di immaginazione, ipotizzassimo che una persona si fosse addormentata alcuni anni fa – facciamo 5 o 6 – e si risvegliasse ora con la naturale curiosità di informarsi e capire cosa è successo nei tempi del suo “letargo” in questo nostro mondo…

sicuramente troverebbe, da una parte, molte novitàma anche situazioni che non si modificano anche al cambiare delle prime. La disanima, su quanto di rilevante è successo, sarebbe troppo lunga per lo spazio concesso ad un editoriale, ma possono bastare alcuni esempi per arrivare alla tesi che sto tentando di dimostrare, ovviamente a valere per il settore agricolo in interconnessione con le dinamiche più generali.
In questo sia pur breve periodo temporale siamo passati da una situazione geopolitica che si presentava in una ottica di grandi aperture politiche, relazionali, commerciali ad una evidente inversione del “senso di marcia”.

Con l’est Europa – Russia in particolare – si era in un periodo di “distensione” come poche altre volte era successo, il percorso di avvicinamento della Turchia all’Unione europea, pur tra alti e bassi procedeva, nei paesi che si affacciano sull’altra sponda del mediterraneo erano in embrione movimenti che avevano lo scopo di sovvertire tutta una serie di regimi ivi presenti. Tutte situazioni che erano viste come foriere di opportunità, tra le altre anche per le nostre produzioni agricole, e con canali commerciali che aprivano nuovi mercati diversificando da quelli esistenti.
Primi di giugno 2016. Di tutto questo rimane ben poco tra sanzioni ed embarghi diretti o di riflesso, con situazioni di vera e propria guerra diffusa in medio oriente e nord africa e l’orrore degli assassini vestiti di nero che, oltre in quei paesi, hanno colpito in modo sanguinoso anche nel cuore dell’Europa.

Ora affermare che i Governi mondiali coinvolti hanno giocato male le proprie carte, come pure che la deriva del radicalismo islamico sia solo causata da una masnada di criminali che in questo momento è vincente in quel mondo, credo sia erroneo e superficiale. Probabilmente vi sono state scelte strategiche guidate da vecchie visioni di egemonia o dalla scelta del male minore, come pure situazioni economiche e sociali non gestite o mal gestite, che non giustificano ma hanno causato.
Torniamo alla ipotesi iniziale per quanto riguarda la seconda parte, di quanto quel soggetto al risveglio troverebbe e facciamo riferimento proprio all’agricoltura.

Manifestazione del 5 maggio delle componenti di rappresentanza che partecipano al coordinamento Agrinsieme (almeno questa è rispetto ad allora è una novità), temi: Reddito – Territorio – Burocrazia.

Reddito: che vuol dire costi in aumento e prezzi alla produzione che diminuiscono, cicliche crisi di mercato alle quali praticamente nessuna produzione si sottrae, percentuale di valore che entra nelle tasche degli agricoltori stritolata da dinamiche di posizioni commerciali predominanti e/o da trading finanziario che condiziona (attenzione al ragionamento di prima sulle situazioni economiche e sociali), propensione alle aggregazioni in varie forme, ma sopratutto commerciali gravemente insufficienti.

Territorio: leggasi incuria, cementificazione, spopolamento, non riconoscimento del ruolo proattivo come pure di soggetto manutentore dell’agricoltore, proliferazione abnorme della fauna selvatica invasiva con relativi danni che rimangono in capo nella quasi totalità dei casi agli agricoltori.

Burocrazia: o meglio, burocrazie visto che con il nuovo settennato della Pac anche quella della UE accresce il suo peso. Qui si sfiora il paradosso che rischia di portarci dai 21 kg di carta più volte richiamati, ad una informatizzazione forzata anche nei tempi, che se è auspicabile come obiettivo deve essere introdotta come reale passaggio di semplificazione, quando i sistemi e le reti funzionano, segmentando le varie situazioni produttive e applicando anche le norme istitutive dei Registri Unici dei Controlli come pure i principi della ormai datata Legge Bassanini.

Ben poco è cambiato dal punto di vista delle situazioni, anzi, in alcuni casi si sono messe in difficoltà o addirittura a rischio moltissime circostanze aziendali.

Pillola finale: e se i pesantissimi eventi meteo verificatisi a maggio fossero arrivati a marzo con produzioni senza copertura per chiare responsabilità della struttura ministeriale? Non sempre va bene affidarsi allo “stellone” se non si ha o non si vuole avere coscienza delle situazioni.

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