Rinnovo della Camera di commercio: sottoscritto l’accordo - Agrimpresaonline Webzine

Rinnovo della Camera di commercio: sottoscritto l’accordo

RIMINI – Le associazioni di categoria di Rimini hanno sottoscritto l’accordo (unitario) per il rinnovo della Camera di commercio di Rimini. Presidenza 2014-2019 all’Artigianato (Cna); vicepresidenza al Turismo (Aia).

Il mondo agricolo continuerà ad esprimere in maniera unitaria il proprio rappresentante che, in base alla rotazione, verrà designato da Coldiretti Rimini. A Valter Bezzi, dopo che per due mandati (2004/09 – 2009/14) è stato l’unico rappresentante del mondo agricolo nella Giunta camerale, abbiamo chiesto alcune valutazioni sulla sua esperienza e sulla attività svolta dall’Ente.

Quali difficoltà, anche culturali, hai trovato nel rappresentare gli interessi delle imprese agricole riminesi?

L’impegno prioritario è stato quello di riproporre la necessità di considerare l’agricoltura una attività economica al pari delle altre, anzi, al di là dei numeri che a Rimini non sono certo importanti per il settore primario, settore strategico per un territorio che fa dell’offerta turistica la caratteristica peculiare. Non si può fare accoglienza qualificata senza recuperare identità territoriale. L’agricoltura è l’unica attività economica che produce ricchezza garantendo al tempo stesso bellezza, armonia del paesaggio, preservando il bene comune, che è il suolo agricolo, per il cittadino e per l’ospite. Tale valore non è così scontato nell’opinione pubblica ed acquisito nelle strategie della classe dirigente locale.

Durante il tuo mandato c’è stato un cambiamento di considerazione da parte del sistema delle imprese riminesi verso il mondo agricolo. Quali risultati puoi segnalare?

Prima di tutto la convinzione e le capacità di tanti giovani imprenditori che hanno fatto investimenti importanti a partire dagli anni ’90, producendo negli ultimi vent’anni un cambio di passo decisivo nel portare all’attenzione della comunità riminese l’agricoltura. Penso anche all’agriturismo che ha superato la prima fase in cui scimmiottava la ristorazione comune, per proporsi oggi con una accoglienza a tutto tondo che ben si sposa con le infrastrutture quali la Fiera e i Palacongressi di Rimini e Riccione. In questo percorso la Camera di commercio, che è la “casa delle imprese”, ha avuto un ruolo importante.

Qualche esempio?

Ad esempio nella promozione delle produzioni agricole sia sul piano locale, con rassegne come “i poderi di Sigismondo” e “p-assaggi di vino”, che nel sostegno alla partecipazione a rassegne internazionali; l’esempio più significativo è il Vinitaly di Verona. Non è poi secondario ricordare l’azione di Camera di commercio di Rimini sul piano del credito alle imprese tutte; prima in Emilia R o m a g n a a deliberare, all’inizio di questa gravissima crisi economica, contributi per 500.000 euro all’anno, per alcuni anni, per linee di finanziamento atte a garantire la liquidità delle imprese attraverso le cooperative di garanzia. Infine mi piace ricordare la solidarietà dimostrata dalla Camera riminese in occasione del nubifragio con grandinata del 2005.

Durante l’ultimo tuo mandato c’è stato l’ingresso dei 7 comuni dell’Alto Montefeltro, un terreno vocato alla zootecnia: quale giudizio sul processo di integrazione?

La mia opinione è che la piena integrazione territoriale deve ancora avvenire perché, se da una parte quei territori rivendicano la possibilità di uno sviluppo economico che l’adesione alla provincia di Rimini doveva garantire, dall’altra c’è l’errata convinzione degli “amministratori riminesi” di voler realizzare nei sette comuni ciò che nella vecchia provincia di Rimini non sono stati capaci di fare: una pianificazione territoriale a misura d’uomo. Si rischia una ingessatura che non p e r m e t t e nemmeno quello sviluppo necessario per garantire il reddito dei produttori agricoli dediti alla zootecnia, peraltro quasi totalmente mancante nel resto del territorio. Se le stalle dell’Alta Valmarecchia chiudono, se i giovani di quei territori sono indotti a scappare per una qualità di vita non soddisfacente, si abbandoneranno i pascoli, nessuno si dedicherà più alla silvicoltura, distruggendo uno degli ambiti montani più belli dell’appennino tosco-romagnolo ed un territorio che è il massimo della complementarietà per la vecchia provincia di Rimini.

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