Riparte l’Italia del vino - Agrimpresaonline Webzine

Riparte l’Italia del vino

Claudio Ferri

Claudio Ferri, direttore Agrimpresa

La diversità dell’offerta nel comparto vinicolo nazionale è un elemento distintivo che rende attraente la nostra Penisola. Tuttavia, anche per questa peculiarità, risulta difficile elaborare una sintesi degli andamenti economici perché il tessuto produttivo, oltre che essere molto frammentato, mostra diverse sfumature.

Nonostante tutto, l’universo vino gode di buona salute, almeno è questa la percezione degli operatori che hanno partecipato all’edizione speciale di Vinitaly a Verona che si è conclusa il 19 ottobre scorso e che ha fatto da traino alla rassegna ‘integrale’ del prossimo aprile 2022.
Un’edizione volutamente contenuta, anche per via della pandemia, ma che ha coinvolto i principali attori della filiera che hanno apprezzato, e testato, l’approccio di avventori qualificati e motivati. Tant’è che alcune aziende vinicole hanno ipotizzato, per le prossime edizioni, la segmentazione delle giornate di fiera, distinguendo quelle dedicate ai ‘wine lovers’, da quelle per gli operatori professionali.

Se gode di molti punti di forza, tuttavia, il settore lascia inespresse potenzialità interessanti come quelle offerte dall’enoturismo. Se i cugini d’Oltralpe hanno volumi di vendite pari al 30% con questo canale, in Italia, a malapena si arriva al 6-7%.

La rassegna veronese di ottobre è, dunque, un segnale importante di ripartenza del vino che, solo nel 2020, a causa del Covid ha fatto perdere al settore oltre 3 miliardi di euro, con un crollo medio dei fatturati del 15%.

Cia, presente a Vinitaly, ha sottolineato che serve fare squadra, “e ragionare in ottica di sistema, creare una filiera organica, costruire alleanze sempre più strette con il settore fieristico per attrarre buyer esteri, puntare sulla promozione per competere sempre meglio sui mercati internazionali”.

Se il turismo del vino va implementato, è altrettanto vero che l’export è strategico ed è fondamentale mantenere la quota nazionale, pari al 20%, sul totale del vino commercializzato nel mondo dove le bollicine rappresentano praticamente un quarto delle esportazioni vinicole nazionali grazie anche al Prosecco per il quale, osserva la Cia “è necessario essere uniti e compatti in Europa contro il riconoscimento della menzione tradizionale croata “Prosek”. Una sconfitta dell’opposizione fatta dall’Italia creerebbe un pericoloso precedente, andando a inficiare l’impianto di tutela della qualità Ue costruito con il sistema delle Dop e Igp.

Un’altra nota negativa che pesa sul settore è la riforma avviata a Bruxelles che rischia di escludere proprio i prodotti vitivinicoli dai finanziamenti dedicati, quando invece sarebbe necessaria una campagna di promozione per rafforzare l’immagine dei calici nazionali nel mondo.

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