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Ripensare il sistema allevatoriale

Marzo 2016

Claudio Ferri, direttore Agrimpresa

È necessario un supporto per gli allevatori italiani? Domanda pleonastica: certo che sì.
Il tema è un altro, ovvero quale è la formula giusta in grado di sintetizzare economicità, doti di flessibilità e una buona dose di semplificazione nel gestire il sistema allevatoriale?

Alla domanda non è facile dare una soluzione, riscontri che non vengono più nemmeno volgendo lo sguardo ad un organismo come l’Aia, fondata nel 1944 “con l’obiettivo di far rinascere la zootecnia nazionale devastata dal secondo conflitto mondiale”. Ora gli scontri sono altri, meno cruenti, ma altrettanto devastanti sul piano economico per le imprese zootecniche: costi produttivi alle stelle, competizione internazionale, prezzi alla stalla non remunerativi.

Allora va ripensato tutto il sistema, vanno rivisti modi e metodi, tolte le incrostazioni e le sedimentazioni di tanti anni di onorevole attività di un organismo come l’Associazione italiana allevatori (con le sue articolazioni periferiche) che probabilmente non forniscono più quel supporto di un tempo.

“È ormai un ente che grava sulla zootecnia e che, aumentando la burocrazia, finisce con l’appesantire il sistema”, ha tuonato in proposito il presidente della Cia nazionale, Secondo Scanavino, all’indomani della nomina del nuovo direttore generale Roberto Maddè. L’Aia è inoltre un centro di potere importante e come tale distribuisce poltrone e incarichi ghiotti, un fattore decisamente convincente in grado di condizionare i giudizi di merito dell’organismo. L’articolazione del sistema è capillare, come si legge nel sito ufficiale: all’Aia sono associate 27 Associazioni nazionali allevatori di specie o razza (Ana), 19 associazioni regionali allevatori (Ara) e 47 tra associazioni provinciali ed interprovinciali allevatori (Aipa – Apa), oltre a 9 enti operanti nella filiera zootecnica con compiti che rientrano nelle finalità istituzionali dell’organizzazione. All’orizzonte tuttavia si sta delineando un nuovo quadro comunitario che, congiuntamente alla delega al Parlamento per la riforma del sistema allevatoriale, lasciano prefigurare, dice sempre Scanavino, “una concreta opportunità di semplificazione”.

Rivedere di sana pianta l’impostazione dell’assistenza tecnica alle aziende zootecniche non significa cancellare il servizio, ma vuol dire ripensare una struttura con doti di elasticità, capace di rispondere in modo snello alle esigenze degli allevatori e osservando al tempo stesso parametri di razionalità nei costi di gestione, tutti.

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