Rusticali: “Case di lusso: serve rivedere il decreto del ’69” - Agrimpresaonline Webzine

Rusticali: “Case di lusso: serve rivedere il decreto del ’69”

Dicembre 2016

RAVENNA – Nel corso della Direzione provinciale del 6 dicembre scorso, Cia Ravenna ha approfondito il tema delle case di lusso. I parametri per definire “di lusso” le abitazioni sono regolati dal Decreto ministeriale del 2/8/1969.

Sicuramente significativi alla data di adozione del Decreto, tali parametri non possiedono più la loro originaria rilevanza e necessitano sicuramente di un aggiornamento. Il Decreto in questione si rivolge prevalentemente ad immobili a destinazione abitativa ubicati in aree urbane; il parametro principale dettato dal Decreto era, ed è tutt’ora, quello dell’estensione superficiale dell’unità abitativa.

“Ne consegue che ad oggi unità immobiliari aventi estensioni di 200 o 240 mq hanno, indipendentemente dal loro stato di conservazione, le caratteristiche di lusso”, spiega Fabrizio Rusticali, direttore di Cia Ravenna. Oggi molte cose sono cambiate, in seguito allo sviluppo tecnologico del settore agricolo e alla modifica del tessuto economico del paese. Molte abitazioni rurali, in passato sovraffollate, sono vuote o parzialmente abitate. Le condizioni di alcuni immobili sono precarie, mancano gli impianti tecnologici basilari e non sono mai stati ristrutturati. Altri, invece, seppur edificati in zone periferiche rispetto ai centri abitati, sono recuperati con interventi edilizi spesso finalizzati alla conservazione dell’edificio e alla dotazione di impianti tecnologici indispensabile per conseguire un sufficiente livello igienico sanitario. Il valore di un’abitazione, e anche dei fabbricati rurali, oggi deriva da fattori diversi rispetto a quelli individuati negli anni 40 e 60. L’obsolescenza del Decreto è emersa con più forza in seguito all’emanazione della Legge 133/1994: tutti gli immobili del patrimonio edilizio italiano sono divenuti oggetto di aggiornamento al Catasto fabbricati, compresi quelli precedentemente inquadrati come Fabbricati rurali.

L’applicazione del Decreto 2/8/1969 impone di considerare molte di queste unità abitative, a causa della loro estensione e delle ampie corti comuni, quali immobili di lusso pur essendo le stesse, di fatto, ubicate in un contesto agricolo e/o spesso inabitabili, in quanto non rispondenti alle minime norme igienico sanitarie. Attualmente, molti benefici fiscali sono collegati al classamento catastale dell’unità immobiliare e al rispetto da parte dell’unità stessa della norma dettata dal Decreto 2/8/1969.

“In entrambi i casi si tratta di norme datate poiché le categorie catastali ad oggi ancora in vigore sono state create nel 1939 ed enunciate nell’istruzione II del 1942, mentre il Decreto in oggetto risale al 1969. Pertanto – afferma Rusticali – occorre preventivamente rivedere i parametri di classamento e di lusso delle stesse, rendendoli corrispondenti agli attuali standard edilizi al fine di evitare l’inapplicabilità di benefici economici, senza i quali sicuramente è impossibile il recupero di un’ampia porzione del patrimonio edilizio italiano esistente”. “La revisione della norma è di primaria importanza – prosegue Rusticali -. Non dovrebbe essere dirimente la mera valutazione della superficie dell’unità immobiliare quale parametro imprescindibile per la determinazione della caratteristica di lusso, ma occorrerebbe un’analisi più completa dell’abitazione, come ad esempio la localizzazione della stessa e le dotazioni impiantistiche installate, anche se non espressamente richieste in caso di ristrutturazione dalle normative di settore”.

In attesa di un’attenta e necessaria riformulazione del Decreto in questione, Rusticali ribadisce alcuni punti determinanti: “prima di tutto occorre chiarire a tutti gli uffici preposti che per superficie utile si intenda quella calpestabile al netto delle murature; occorre inoltre specificare che per area scoperta pertinenziale sia intesa quella di pertinenza esclusiva dell’unità immobiliare abitativa e non quella comune ad altre unità immobiliari abitative e non abitative, oltre che equiparare alle soffitte i sottotetti ed alle cantine gli altri locali di servizio quali gli sgomberi e/o ripostigli ed escluderli pertanto dal calcolo della superficie utile dell’unità immobiliare. In secondo luogo, occorrerebbe rivedere un ampio spettro di norme collegate a quella in oggetto, partendo da un preventivo riesame delle categorie e degli estimi catastali”.

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