
Febbraio 2017
Gianpiero Calzolari presidente del gruppo Granarolo
Il latte alimentare, il fresco in particolare, gode di un mercato locale, tutelato da normative che riconoscono il valore della prossimità tra il momento di mungitura ed il consumo.
Per un paio di decenni il successo del latte Alta Qualità ha trainato la categoria, consentendo la giusta remunerazione agli allevatori ed all’industria, da qualche anno la competizione fra le catene distributive ne ha focalizzato le politiche promozionali sul latte, prodotto di consumo quotidiano, offrendo ai loro clienti prezzi bassi sulle spalle dei produttori.
Molti consumatori si stanno orientando alle proteine vegetali, a discapito di quelle di origine animale; dal 2010 ad oggi il consumo di latte fresco è diminuito del 30% e non accenna a riprendersi, di questo passo nel 2020 registreremo un meno 50%.
Il comparto chiede da tempo una corretta informazione istituzionale a salvaguardia di un alimento prezioso per l’alimentazione umana.
Nel caso del latte, il calo dei consumi nazionali non è compensabile con l’export, dunque occorrono alternative di sbocco alla materia prima, in poche parole: differenziare prodotti e mercati. Nel 2010 il latte alimentare rappresentava il 60% del portafoglio di Granarolo ed oggi siamo intorno al 40, l’export rappresentava il 3% oggi siamo al 25%. Nel frattempo il gruppo è passato da 800 milioni di fatturato a un miliardo e duecento milioni, consentendo, in controtendenza con i consumi nazionali, di aumentare i conferimenti dei nostri soci da quattro a sei milioni di quintali annui. I consumatori intolleranti al lattosio crescono del 12% e la nostra linea Accadi, latte ma anche yogurt, panna, mozzarelle, ricotta etc. sta guadagnando quote importanti di mercato.
Allo stesso modo crescono i consumatori che privilegiano prodotti bio e noi stiamo convertendo poco meno del 10% delle nostre stalle al biologico. Da qualche settimana siamo sul mercato con una linea a basso contenuto di sale e di grassi. Il mercato si segmenta e noi dobbiamo segmentare l’offerta, sono allo studio nuovi prodotti che incontreranno i bisogni ed i gradimenti di consumatori particolari: anziani, sportivi etc. Trasformiamo il latte in prodotti apprezzati dai mercati lontani (siamo presenti in sessanta paesi nel mondo).
Per affrontare il futuro, occorre elaborare un proprio progetto di futuro e, nel nostro caso, occorre condividerlo con chi produce e chi consuma. La nostra è la filiera più corta, ogni giorno conferiamo il latte di mille allevatori in cooperativa ed ogni giorno dialoghiamo con 16 milioni di famiglie.
Siamo in grado di rispondere ai consumatori chiedendo ai nostri allevamenti di produrre tutto il latte che ci serve, la qualità che ci serve e con le modalità produttive (leggi benessere) che serve.
Si chiama programmazione e presuppone un sentire comune lungo tutta la filiera, sotto l’ombrello di un marchio la cui reputazione fa la differenza.



