Segnali positivi dai vigneti emiliano romagnoli, ma c’è apprensione per le quotazioni di uve e vino

Settembre 2016

Hanno collaborato: Erika Angelini, Lucia Betti, Mara Biguzzi, Cristian Calestani, Claudio Ferri, Alessanda Giovannini, Francesca Magnoni, Gianni Verzelloni

DALLA REDAZIONE – I vini che verranno, frutto della vendemmia 2016, non dovrebbero deludere, almeno a giudicare dalle valutazioni che agricoltori e tecnici fanno direttamente in campo.

A vendemmia iniziata l’elaborazione di Assoenologi stima che quest’anno si produrranno in Italia meno di 49 milioni di ettolitri di vino e mosto, a fronte della media quinquennale di 44,6. Ciò fa ipotizzare che la produzione di uva complessivamente possa oscillare fra i 66 e i 68 milioni di quintali.
L’associazione degli enologi segnala inoltre che l’Emilia Romagna, assieme all’Abruzzo e la Puglia, fanno registrare un incremento della produzione di circa il 10%, e se le condizioni meteorologiche si manterranno favorevoli fino al termine della vendemmia sarà una annata che porterà in tavola ottimi vini: lambrusco e pignoletto in Emilia, sangiovese, trebbiano e albana in Romagna. Di seguito abbiamo raccolto impressioni e valutazioni da tecnici ed agricoltori dei territori produttivi dell’Emilia Romagna.

Ravenna: 16 mila ettari destinati a vite, oltre 14 mila in produzione e il 60% è in pianura

Si prospetta un 2016 positivo per la vendemmia nel ravennate, sia per qualità sia per quantità: gli aspetti qualitativi sono buoni  e le uve, sane, presentano grado zuccherino e colore buoni.
L’uva è leggermente più indietro degli anni scorsi, il grado è mediamente buono, anche l’acidità fissa sembra avere una giusta quantità: questo è un elemento fondamentale e pregevole, non solo per il raggiungimento del giusto equilibrio, ma anche per contribuire alla complessità del gusto del vino. Ottime quindi le uve Trebbiano e Sangiovese che rappresentano nel ravennate la maggior parte dei quantitativi. La produzione sembra essere in linea con quella del 2015, mentre per mercato e prezzi si attendono i mesi successivi alla conclusione della vendemmia.
I vitigni in provincia di Ravenna – Trebbiano, Albana, Pagadebit, Famoso (Rambëla), Sangiovese, Cagnina, Uva Longanesi (Bursȏn), Centesimino sono i vitigni romagnoli tipici presenti nelle coltivazioni, ma non mancano Malvasia, Ciliegiolo, Ancellotta, Pignoletto, Barbera e i principali vitigni internazionali come Chardonnay, Merlot, Cabernet Sauvignon.
La predominanza degli associati Cia conferisce alle strutture cooperative, in particolare ad Agrintesa, Cantina sociale cooperativa di Faenza, Colli Romagnoli, Le Romagnole. La commercializzazione dei vini viene realizzata, oltre che da privati, da due consorzi di secondo grado molto importanti quali Caviro e Cevico.

Con l’albana Imola entra nelle classifiche dei migliori vini

Buona come qualità, gradazione e quantità. Concordano i produttori di Imola, Dozza e della Vallata del Santerno sul voto da assegnare all’uva e al vino etichettato 2016. “Abbiamo iniziato la vendemmia alla fine di agosto. – racconta Jacopo Giovannini dell’Azienda Agricola Giovannini che produce 800 hl di vino – Il caldo e le giuste escursioni termiche hanno favorito buone strutture e profumi. Gli anni scorsi tra le uve precoci e quelle tipiche passavano anche 10/15 giorni, quest’anno l’intervallo non c’è. I mosti sono interessanti. Il raccolto sono sicuro che darà un buon vino”. Cominciamo a salire e arriviamo a Dozza dove anche Daniel Fini dell’Azienda Agricola Assirelli e Cenni di Dozza che produce mediamente 1.800 ql. di vino e Stefano Biagi che imbottiglia 900 ql. di vino parlano “di uva buona e buon vino”. Una qualità gradita come lo scorso anno “anche se la quantità – precisa Biagi – è leggermente inferiore”. Anche nella Vallata del Santerno i produttori sono contenti e Renato Alpi che a Casalfiumanese ha iniziato a vendemmiare a metà settembre i suoi 4 ha di terra  dedicata, è pronto a brindare. “Il prodotto è buono e, anche se dovesse abbassarsi in questi giorni la temperatura, problemi non ce ne dovrebbero essere”.

Quella riminese pare si preannunci un’annata da ricordare

Dopo maggio e giugno piovosi, con i viticoltori impegnati nel combattere la peronospora, è arrivato il caldo al momento giusto a metà luglio, allontanando problemi di malattie fungine e le condizioni si sono confermate buone per tutta l’estate. “La produzione è in aumento rispetto all’anno scorso almeno di qualche punto percentuale – dichiara Daniele Rossi, tecnico viticolo della Cantina dei Colli Romagnoli – e se il mese di settembre si conclude bene, si avrà una buona vendemmia. Le forti escursioni termiche di fine agosto hanno favorito particolarmente i bianchi, ora già in vinificazione, come Chardonnay e Malvasia, ma anche il rosso, già parzialmente vendemmiato, pare si preannunci di qualità: con una buona gradazione zuccherina e uve sostanzialmente sane e intatte”. Ancor più ottimista Alessandro Arlotti, perito agrario consulente di cantina, che parla di un aumento anche del 20% complessivo per il territorio rispetto all’anno scorso. Sembra essere tornati agli anni ’80, racconta, quando si iniziava a vendemmiare
dal 20 settembre, mentre dagli anni ‘90 ci si è abituati già dai primi di settembre, causa le bollenti estati: “Questa si preannuncia una vendemmia modello, che darà sangiovesi ben equilibrati, da uve perfettamente mature e con il giusto grado alcolico”.
Rimini in particolare, ha rappresentato un’oasi felice rispetto ad altri territori, anche alla stessa alta Romagna, dove la stagione è stata molto più calda e siccitosa, costringendo ad anticipare la raccolta per evitare stress alla pianta: qui le uve si presentano più concentrate e meno mature.
“Anche i momenti di maggior caldo di fine agosto sono stati perfetti – continua Arlotti – con caldo di giorno e fresco di notte, ottimo per la maturazione avvenuta in modo equilibrato e senza stress. Poi la prima grossa pioggia di settembre ha portato alla svolta della maturazione, e se ora il clima terrà, nella seconda metà di settembre si prosegue con Merlot, Syrah, Sangiovese, Cabernet e Montepulciano”.
Anche lui fiducioso per i bianchi, si aspetta una ottima Rebola, che si preannuncia profumata, con una solida freschezza e una buona acidità, raggiungendo una maturità fenolica importante, cosa che potrebbe dare esiti positivi in longevità, e dunque un prodotto di pregio.

I vini delle sabbie fanno ben sperare

Nel ferrarese la vendemmia dei vini Doc del Bosco Eliceo è in pieno svolgimento e i dati delle prime cultivar – Sauvignon Blanc, vitigno principe della Doc e Chardonnay – mostrano un andamento soddisfacente, nonostante i problemi provocati da un andamento climatico non favorevole. L’eccesso di piogge di maggio e giugno e il ristagno d’acqua, infatti, ha determinato problemi rilevanti di peronospora che sta provocando cali produttivi anche del 30%. Migliore la situazione per chi ha i vigneti sulle sabbie dove lo sgrondo delle acque è stato più agevole e la produzione ha subito danni minori. La situazione climatica è tuttavia decisamente migliorata e diventata favorevole a partire da fine giugno – inizio luglio e l’annata, pur non arrivando all’eccellenza produttiva del 2015, rimane di buon livello. Dal punto di vista qualitativo il grado zuccherino delle uve è decisamente buono e si prospettano vini di ottima qualità. Si attende ora la vendemmia del Fortana, il tipico vino rosso del territorio, prevista per l’inizio di ottobre.

Leggero calo produttivo nelle colline forlivesi e del cesenate

La vendemmia 2016 ha tutti crismi di un’annata da ricordare. L’andamento meteorologico tra primavera ed estate è stato ottimale per ottenere buoni vini.
La raccolta delle uve, quest’anno – afferma Guglielmo Mazzoni – è tornata sui tempi normali degli ultimi anni, dopo che nel 2015 i tempi erano stati anticipati di una settimana. Dopo lo stacco dei primi grappoli per le basi di spumante della prima settimana di settembre, in questi giorni ha preso il via la raccolta in quasi tutta la provincia per i vini bianchi la cui produzione dovrebbe risultare in aumento mediamente del 5%. Dopo lo Chardonnay si procede con l’Albana, e il Trebbiano in Romagna. Dopo il 20 settembre toccherà al Merlot per chiudere con il Sangiovese e il Cabernet.
Per i vini rossi, in particolare nelle aree di collina, potrebbe esserci un leggero calo produttivo. Rispetto ai volumi in generale è atteso un 5% di uva in più rispetto a quella della scorsa vendemmia; anche le grandinate in alcune zone hanno, di fatto, intralciato la produzione e costretto gli agricoltori a fare gli straordinari in vigna.
Complessivamente, si parla già di una buona vendemmia e se saranno confermate le belle giornate di sole annunciate per le prossime due settimane il già alto livello qualitativo delle uve non potrà che beneficiarne, sia per quanto riguarda l’acidità che il colore.
“Sarà grandissima la qualità dell’uva italiana da vino, ma non facciamo più gare con la Francia sui quantitativi prodotti”. Questo il commento di Stefano Zavalloni, produttore cesenate, sulla vendemmia 2016 appena iniziata. In realtà, in base alle previsioni, ci sarà un leggero aumento della produzione italiana di uve nel 2016 ma si attende, questo è ben più importante e da sottolineare, l’elevato livello qualitativo, base di partenza per produrre un buon vino. Le uve romagnole e quelle italiane sembrano splendide e questo consentirà ai nostri vini di poter competere sui mercati mondiali con vini pregiati.
È importante quindi essere i primi non come produzione, ma come valore dell’uva e come prezzo medio di vendita della bottiglia di vino. I prezzi delle uve dovrebbero essere quest’anno abbastanza stabili, come al solito mediamente elevati per le tipologie più apprezzate e ricercate dai mercati”.

Parma fa registrare un +15% sul 2015

Un’annata eccezionale per quantità e qualità. La produzione delle uve nei 450 ettari vitati nel parmense – dove si è iniziato a vendemmiare intorno al 20 agosto e si proseguirà a farlo sino ai primi dieci giorni di ottobre – è stata sin qui ottima con una produzione in aumento del 15% in quantità rispetto allo scorso anno. Allo stato attuale è ormai terminata la vendemmia delle uve bianche – soprattutto Malvasia, ma anche Sauvignon e Chardonnay – mentre sta iniziando quella delle uve rosse: Lambrusco, Barbera, Bonarda e Pinot nero.
“La stagione sino ad ora è stata molto positiva – commenta Maurizio Dodi, presidente del Consorzio volontario per la tutela dei Vini dei Colli di Parma -. In collina è stata un’annata straordinaria per qualità e quantità nella zona Doc. Il clima da aprile ad agosto è stato favorevole per lo sviluppo della vite e la crescita dell’uva – aggiunge Dodi – perché la molta pioggia caduta sino a giugno ha permesso alla vite di avere le scorte necessarie per poi superare il caldo e la siccità di luglio ed agosto. La qualità dell’uva è buona, ora tocca a noi trasformarla in ottimo vino in cantina”.
Qualche difficoltà invece si è avuta nella Bassa, zona tradizionalmente meno vocata, dove, specie per la Fortana, le produzioni hanno sofferto di più per il caldo e per l’elevata umidità.

Ancellotta ‘regina’ delle uve nel reggiano

Nella provincia reggiana si è chiusa la raccolta delle uve bianche già con i primissimi giorni di settembre; dopo pochi giorni si è avviata quella delle uve rosse, con la classica Ancellotta che nella provincia di Reggio rappresenta quasi metà della superficie vitata. Poi è la volta dei lambruschi, sperando che le piogge non compromettano una raccolta i cui aspetti qualitativi si presentano ottimi. Con l’apertura di tutti i centri di pigiatura, 16 stabilimenti, facenti capo a 10 cantine cooperative che nella nostra realtà storicamente lavorano il 95% della produzione viticola reggiana, siamo quindi nel pieno della raccolta.
L’annata di quest’anno, è stato segnalato nelle assemblee che hanno preceduto l’avvio della vendemmia, si presenta notevole dal punto di vista qualitativo grazie ad un andamento meteorologico dell’annata particolarmente favorevole, sia nel corso della stagione che negli ultimi giorni di maturazione nei quali gli sbalzi termici fra il giorno e la notte possono ulteriormente affinare la qualità dei grappoli.
Annata interessante anche dal punto di vista quantitativo della produzione, che dagli agronomi delle cantine viene stimata del tutto in linea con quella dello scorso anno complessivamente, ma con un leggero incremento della varietà Ancellotta ed una leggera diminuzione dei lambruschi.

Modena: Lambruschi e Pignoletto ottimi, ma preoccupa il Mal dell’Esca

Complessivamente fino alla prima decade di agosto 2016 il comparto viticolo ha potuto beneficiare di un andamento climatico ideale che non ha procurato stress idrici ai vigneti. In particolare nel periodo estivo è perdurata la naturale escursione termica giorno-notte che costituisce un elemento climatico positivo per le uve Lambrusco che si presenteranno con un ottimale equilibrio dei costituenti con la possibilità di ottenere prodotti fragranti e ricchi di profumi. Dal punto di vista fitosanitario le uve presentano una sanità eccellente: la peronospora risulta sotto controllo mentre l’oidio sembra essere presente in maniera molto ridotta.
Più preoccupante la situazione relativa al Mal dell’Esca i cui caratteristici sintomi si stanno manifestando gradualmente mentre più contenuti sono quelli relativi alla Flavescenza Dorata e al Legno Nero. Si può affermare che l’evoluzione stagionale dell’anno 2016 ha riposizionato nel periodo storico l’epoca di vendemmia. Una prima stima del Consorzio del Lambrusco prevede un incremento produttivo del 15% delle uve Ancellotta, un lieve aumento del lambrusco salamino +5%, un calo del 4% per il lambrusco di Sorbara, mentre è stazionaria la produzione di lambrusco Grasparossa e degli altri lambruschi a minore diffusione, Marani, Maestri, Oliva.
La produzione delle principali uve a bacca bianca coltivate nel territorio modenese (pignoletto, trebbiano) viene stimata in leggero aumento (+3%) rispetto al 2015.

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