Leguminose in ascesa: i ceci tra le varietà più seminate

Novembre 2016

Alessandra Giovannini

OZZANO EMILIA (Bologna) – “Certo, le nostre hanno dimensioni modeste ma se parliamo di tipicità abbinata a qualità garantita, allora, possiamo e vogliamo essere altamente competitivi”.

Di ceci ne parla con orgoglio Stefano Monari, dirigente del Consorzio Agrario dell’Emilia, e non possiamo che dargli ragione visti i risultati ottenuti in pochi anni in un territorio che, con i ceci, non ha una lunga tradizione. “Abbiamo iniziato i primi esperimenti circa cinque anni fa in una zona pedecollinare, ma i risultati sono stati scarsi e allora ci siamo spostati in altre aree delle province di Modena e Bologna, più precisamente nella vallata del torrente Samoggia, a Ponte Rizzoli vicino a Ozzano e nella vallata del Reno. La zona scelta è giustificata dalla presenza di terreni sciolti, con bassa fertilità e non soggetti a ristagni idrici, quelli cioè ideali per la coltivazione di questo legume”.

Dunque, mettiamo a confronto le prime semine, i primi risultati e i raccolti di quest’anno.

“A luglio del 2014, causa le piogge, le cose non sono andate bene ma l’anno scorso e quest’anno siamo soddisfatti. Nel 2015 la produzione media di cece è stata di 23 quintali per ettaro e quest’anno, nonostante la produzione sia diminuita a 18 quintali, quindi il 20-25% in meno causa il forte caldo durante la fioritura, la qualità del prodotto è sicuramente migliorata. Possiamo infatti sottolineare che dai 200 ettari di superficie coltivata dalle aziende agricole che hanno sottoscritto il contratto con il Consorzio Agrario si è riusciti ad ottenere un’ottima qualità di cece della varietà Cicerone, il tipo rugoso, quella che meglio si adatta ai nostri terreni”.
La strada è ancora lunga, siamo solo all’inizio ma chi ben comincia… “Sì abbiamo iniziato da poco ma abbiamo molti fattori che giocano a nostro favore”.

Sicuramente tra questi un aumento del consumo di legumi in Italia dovuto ai nuovi stili alimentari (vegetariani e vegani), l’erosione del potere d’acquisto delle famiglie che li preferisce alle proteine animali perché più economici e l’attenzione riportata su questi alimenti dalla Fao che ha proclamato il 2016 “Anno internazionale dei legumi”. A sostenere queste ipotesi i dati espressi da Ismea, l’Istituto di Servizi per il mercato agricolo alimentare.

In Italia si è passati da 61.587 ettari di superfici dedicate nel 2014, ai 67.048 dello scorso anno, e in termini di volumi l’incremento è stato dell’11% per un totale di 121.649 tonnellate. In particolare, per i ceci si è registrato un +24% delle superfici coltivate (in Emilia Romagna -9%) e un +28% dei volumi (in Emilia Romagna -23%). L’evoluzione dei prezzi all’origine, positiva per tutti i prodotti osservati nel 2014 rispetto al 2013, nel 2015 prosegue in crescita per il fagiolo e i ceci. Sulla base dei dati Ismea-Nielsen, gli acquisti domestici relativi ai legumi si concentrano, in termini di valore, su piselli (42%), seguiti da fagioli (31%), lenticchie (11%), ceci (9%) e fave (2%). In termini di spesa, la tipologia di legume più acquistata è quella in scatola (47%), e all’interno di questa categoria i più richiesti sono i fagioli, che rappresentano il 56% del totale, seguiti dai piselli (21%) e dai ceci (15%). Tra i legumi secchi al primo posto figurano le lenticchie (40%), seguite dai fagioli (24%), dai legumi misti (20%) e dai ceci (12%). Dati e numeri sui quali ci si può solo confrontare.

“Non possiamo pensare ad una vera competizione con regioni come Sicilia, Abruzzo, Toscana, Marche e Puglia, ma il mercato è in forte espansione e riteniamo che la grande attenzione che il Consorzio Agrario rivolge ad aspetti di grande importanza come la tracciabilità del prodotto e l’attento controllo dei processi di produzione, ci possa permettere di acquisire una sempre maggiore credibilità sul mercato. I nostri clienti sono soprattutto italiani, ma da cinque anni anche francesi, grazie ad un’industria di trasformazione che ci richiede prodotto per la preparazione di zuppe. A San Felice sul Panaro, in provincia di Modena, abbiamo uno stabilimento, dapprima dedicato alle sementi e oggi convertito alla lavorazione di molti prodotti agricoli coinvolti nelle filiere agroalimentari, e tra questi ci sono anche i ceci”.

Aggiungiamo un ulteriore aspetto positivo che potrebbe invogliare qualche nuovo produttore. “Una volta i ceci erano utilizzati nell’alimentazione zootecnica, oggi sono rivolti quasi esclusivamente a quella umana; ma non dimentichiamoci che la coltivazione del cece, in quanto leguminosa, è molto utile per la rotazione agricola e non necessita di particolari trattamenti”.

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