
Marzo 2017
Cristian Calestani
PARMA – Si lavora per ottenere una notevole resistenza alla peronospora e un elevato grado brix nel settore dei vivaisti del parmense, in questi giorni impegnati nella semina delle piantine del pomodoro, per le quali le operazioni di trapianto iniziano dalla 14ª settimana dell’anno, nei primi giorni di aprile.
“Il calo del prezzo del pomodoro per i produttori – spiegano Fabio Ravasini e Gabriele Bizzocchi del vivaio Ravasini di Sant’Andrea di Torrile – ha portato ad una diminuzione di richieste di piantine. C’è stata una generale riduzione delle superfici che si andranno a seminare e c’è anche chi ha smesso la cultura; poi situazioni di crisi come quella dell’azienda Copador hanno inciso sulla produzione 2017. Rispetto ad una media di 55-56 milioni di piantine, quest’anno ne andremo a seminare circa 5 milioni in meno”.
Non ci sono buone notizie sul fronte della redditività: “Ogni anno assistiamo a piccoli aumenti, nell’ordine del 2 o 3%, imputabili al costo del trasporto, all’estrazione, al polistirolo e in parte al gasolio per il riscaldamento, che non sono poi controbilanciati da un conseguente aumento del prezzo della pianta, per cui diventa molto difficile restare sul mercato e fare reddito”.
Tecnicamente il seme arriva ai vivaisti tramite le organizzazioni dei produttori, poi viene seminato in appositi lotti corrispondenti al singolo cliente, quindi quando i tempi sono maturi, si procede con il trapianto. In genere le prime semine si hanno a fine febbraio e le prime piante impiegano circa una cinquantina di giorni per la necessaria crescita. Poi, grazie anche al miglioramento delle situazioni climatiche, i tempi si accorciano. Ai primi di maggio sono previste le ultime semine.
Di una notevole concentrazione dei tempi di semina parla invece Giampaolo Fava del vivaio Fratelli Fava di Busseto. “Le semine stanno andando bene – commenta -, ma se un tempo erano più diluite ora la richiesta è decisamente concentrata in un periodo molto più ristretto. Questo incide sul numero di piantine che si riescono a seminare: quest’anno saranno circa 39 milioni, mentre in passato si andava anche oltre 40 milioni. I prezzi delle piante non aiutano, da cinque anni siamo fermi alla stessa quota e i margini di guadagno sono ridottissimi”. Fava guarda oltre e propone soluzioni per migliorare in generale le condizioni in cui opera il settore dei vivaisti. “Serve una maggiore aggregazione e per questo stiamo pensando ad un’associazione tra vivaisti, in modo da poter contare di più nei rapporti con sementieri e mondo agricolo. Organizzarsi in un’associazione potrebbe portare ad una crescita per tutto il nostro settore”.
Sull’agenda, tra le sfide future per il comparto quella del pomodoro biologico: una coltura in forte espansione e per la quale inizia ad esserci una consistente richiesta dal mercato.



