Infocamere: timidi segnali di recupero delle imprese

Settembre 2014

Mara Biguzzi

Secondo Movimprese, banca dati di Infocamere, al 30 giugno 2014 le imprese “registrate” presso la Camera di commercio di Forlì-Cesena sono risultate 43.442, delle quali 38.625 attive.

Nel corso del trimestre si sono iscritte 539 imprese e ne sono cessate 373; il saldo è dunque positivo (+166 unità) e migliore di quello registrato nel secondo trimestre aprile-giugno del 2013 (+25 imprese). Il tasso di mortalità delle imprese della provincia (cancellazioni per ogni 1.000 registrate) risulta inferiore a quello regionale (10,3) e nazionale (11,6). Anche la dinamica congiunturale delle imprese attive (variazione rispetto al primo trimestre del 2014) appare positiva: +0,40% per Forlì-Cesena (Emilia Romagna +0,35%, Italia +0,43%).

Al netto del settore agricolo la situazione è invece la seguente: Forlì-Cesena +0,49%, Emilia Romagna +0,40%, Italia +0,49%.
Prosegue sostenuta la riduzione delle imprese agricole, con una flessione sui 12 mesi precedenti pari al 5,1% rispetto al secondo trimestre 2013. La riduzione provinciale risulta maggiormente pronunciata rispetto a quella regionale (-3,9%) e nazionale (-3,3%): quindi la performance peggiore di tutti i settori economici.

Male dunque, soprattutto per l’agricoltura, ma comunque in alcuni settori meno peggio del resto della Regione e molto meno peggio che nel resto dell’Italia. Nella zona del cesenate ed in provincia addirittura un confortante, anche se ingannevole, segno positivo tra assunzioni e cessazioni di posti di lavoro, anche se circa il 90% delle nuove assunzioni è di natura stagionale, ed un altrettanto lieve segno positivo da registrare anche nel saldo del valore aggiunto che come è noto, su scala nazionale, stenta a crescere.

Si tratta di salvare un comparto strategico dell’agroalimentare nazionale che dà lavoro a più di centomila persone, ma che è entrato in difficoltà, quest’anno, a causa dell’andamento climatico, della contemporanea maturazione nei principali paesi produttori e del calo dei consumi, crollati di oltre il 30% negli ultimi 15 anni. Parliamo di un rischio per la salute dei consumatori con il consumo di frutta estiva che è sceso sotto il limite dei 400 grammi al giorno consigliato dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), ma anche per i produttori di pesche e nettarine, a cui le pesche e le nettarine vengono pagate pochi centesimi, ben al di sotto dei costi di produzione.
Per salvare la frutticoltura italiana dobbiamo chiedere una regolamentazione del sistema degli sconti e delle vendite sottocosto nella grande distribuzione organizzata, un meccanismo di formazione dei prezzi che parta dai costi di produzione e maggiori controlli sul rispetto delle norme di commercializzazione. La Cia ha sostenuto la richiesta che il ministro dell’Agricoltura, Maurizio Martina ha fatto alla Commissione Ue per l’utilizzo di quanto previsto dal Regolamento comunitario 1308/2013 (Ocm Unica), con un intervento straordinario per la frutta estiva (pesche e nettarine, angurie, meloni, ecc.) che riguardi sia soci sia non soci di organizzazioni ortofrutticole.

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