Dicembre 2014
FORLì-CESENA – il 28 novembre scorso, per fare il punto sull’andamento dell’annata agraria 2014, Alberto Zambianchi, presidente della Camera di commercio di Forlì-Cesena, e Pier Francesco Cornacchia, presidente delle due Commissioni camerali dei prezzi, hanno presentato dati sintetici relativi ai diversi settori agricoli. A Cornacchia il compito di presentare il resoconto sull’andamento dell’annata.
“Tutti i principali comparti agricoli hanno riscontrato difficoltà di ogni genere e tipo, con un risultato economico completamente negativo, complice anche l’andamento meteorologico che ha favorito fisiopatie e difficoltà di conservazione dei raccolti. Il settore frutticolo, molto importante nella provincia di Forli-Cesena, è risultato fortemente penalizzato per tutte le specie, con produzioni quantitative nella media ma con quotazioni talmente basse, particolarmente per pesche e nettarine, da non coprire i costi colturali e, a volte, neppure quelli di raccolta e trasporto. Hanno fatto eccezione a questo stato di cose albicocche, kiwi e kaki che sono riusciti a recuperare i costi di produzione”.
Il comparto vitivinicolo ha subito un drastico calo di produzione (-30% in pianura, -15% in collina) a cui si è aggiunta una diminuzione del grado zuccherino più accentuata nelle aree collinari. Questo fatto obbligherà i trasformatori a ricorrere ai concentrati; vi saranno difficoltà nella commercializzazione e riduzioni di prezzo.
Un cenno alla situazione olivicola, dove l’andamento stagionale e attacchi da parte di insetti hanno causato una diminuzione di prodotto (sano) di circa l’80%.
I cereali hanno risentito del particolare andamento stagionale che ha ostacolato la fioritura, l’accumulo e la maturazione delle cariossidi, generando risultati produttivi modesti, quantificabili in rese da 25 a 45 quintali per ettaro, con qualità molto scarsa, pesi specifici bassi e insufficiente contenuto proteico.
I prezzi sono stati inferiori di circa il 20% rispetto all’annata precedente, fatta eccezione per il grano duro.
Anche nel settore cerealicolo/proteico ci sono state alcune eccezioni positive che sono rappresentate dagli andamenti del sorgo, mais, girasole e barbabietola, che hanno fornito produzioni di tutto rilievo, con prezzi comunque in leggero decremento.
Anche il settore dei foraggi (erba medica) ha incontrato un’annata molto difficile. Il prodotto è risultato scadente e di difficile collocazione, con quotazioni che hanno coperto a malapena i costi di carico e trasporti. Il settore delle coltivazioni orticole da industria (pomodoro, fagiolini, patate, zucche ecc….) ha visto buone produzioni e condizioni economiche soddisfacenti.
Per quanto riguarda la zootecnia, si rileva come per bovini e ovini proseguano i problemi e le difficoltà, che vedono in continua e costante diminuzione il patrimonio zootecnico. I suini hanno avuto un primo semestre di quotazioni soddisfacenti, mentre, nel secondo, i prezzi sono sempre stati in diminuzione, portando la media annuale dei ricavi al di sotto dei costi di produzione. Le cause vanno ricercate nella contrazione continua dei consumi e nella chiusura dei mercati russi. Il comparto avicolo appare in flessione (prezzo medio pollo da carne -8,8%). I mezzi tecnici sono rimasti sostanzialmente stazionari sia come impiego (fatta eccezione per i fitofarmaci) sia come quotazioni.
Il mercato fondiario continua ad essere considerato un “bene rifugio” e la richiesta rimane vivace ed interessante.
Si registra un aumento della domanda di mano d’opera per il lavoro dei campi, ma questo è un fenomeno conseguente all’aumento di disoccupazione in altri settori.
Il presidente Cornacchia ha poi espresso alcune considerazioni finali, nell’ottica della salvaguardia del ruolo-cardine dell’agricoltura all’interno dell’economia locale.
“Per affrontare il futuro, specialmente i giovani imprenditori devono essere posti in condizioni di operare con più serenità e con rinnovato entusiasmo; la nostra agricoltura locale, ma anche quella nazionale, che purtroppo risulta eccessivamente burocratizzata, fiscalizzata e con un costo del lavoro troppo alto rispetto alle nazioni europee concorrenti (per non citare paesi emergenti o Cina), deve poter contare su prodotti di alta qualità e sulla sicurezza alimentare. Occorre puntare sulla aggregazione del prodotto e sulla costituzione di consorzi per la valorizzazione e garanzia del marchio che possano rassicurare i consumatori attraverso filiere unitarie e condivise. Queste iniziative permetteranno di affrontare la crisi attuale delle produzioni agricole, difendendone i prezzi e consentendo di programmare piani di investimento e sviluppo fondamentali per il futuro.
Un fatto rilevante ed incoraggiante è rappresentato dal notevole incremento di studenti per gli Istituti tecnici e Università agrarie. Riteniamo che il nostro territorio, di antica vocazione agricola e di eccellenza, possieda le risorse umane, tecniche e commerciali per fare apprezzare i nostri prodotti sui mercati internazionali e possa avviare percorsi virtuosi di ricerca, crescita, innovazione e investimenti. Percorsi che, attraverso nuove tecnologie e la valorizzazione dei giovani imprenditori, possano permettere di affrontare con successo le future sfide dei mercati internazionali”.
Dopo l’intervento di Mario Turroni, vicepresidente della Commissione prezzi cereali, foraggi, sementi, frutta e ortaggi, hanno concluso Mara Biguzzi e Stefano Lazzarini, membri della Giunta camerale, rappresentanti rispettivamente dei settori Agricoltura e Cooperazione, che hanno ribadito gli elementi negativi di questa annata agraria e quelli positivi, richiamando l’attenzione sull’esigenza di competenze e professionalità specifiche per la risoluzione, a tutti i livelli, dei problemi del mondo agricolo.



