Asparago, produzione in calo in Italia del 10%. A Rimini dal 7 al 9 settembre ci sarà l'International Asparagus Day - Agrimpresaonline Webzine

Asparago, produzione in calo in Italia del 10%. A Rimini dal 7 al 9 settembre ci sarà l’International Asparagus Day

raccolta asparagi

Alessandra Giovannini

In Italia quest’anno la produzione degli asparagi è stimata in calo del 10% rispetto all’anno scorso. Lo hanno annunciato gli organizzatori dell’International Asparagus Days in programma a Rimini dal 7 al 9 settembre.

“Abbiamo – ha ricordato Luciano Trentini, esperto del settore e co-ideatore, insieme con Christian Befve, della kermesse di Rimini – sei poli produttivi lungo la Penisola tra Puglia, Friuli Venezia Giulia, Veneto, Emilia Romagna, Lazio e Campania, che complessivamente occupano circa di 9.500 ettari. Il calo dei volumi, previsto per il 2021 è dovuto, soprattutto, alla gelata del 27 aprile che ha compromesso gran parte della produzione”.

Solo il 5% delle famiglie lo consuma almeno una volta all’anno: scopo dell’evento è anche fare crescere questa quota

Il processo di valorizzazione in Italia è già partito con la costituzione di cinque prodotti certificati tra Dop e Igp e prosegue anche attraverso iniziative quali l’International Asparagus Days. Secondo i dati diffusi dagli organizzatori dell’evento, “quella dell’asparago è una coltivazione che mantiene un trend positivo sotto il profilo commerciale visto l’andamento crescente della domanda da parte dei consumatori, per tutte le tipologie di asparagi, verdi, bianchi e violetti.

“L’asparago – ha aggiunto Luciano Trentini – ha un basso indice di penetrazione del mercato, solo il 50% delle famiglie lo mangia almeno una volta l’anno. Gli acquisti da parte del consumatore sono concentrati in un periodo ridotto, da aprile a giugno. Dobbiamo ampliare il calendario produttivo per far crescere gli acquisti anche in autunno”.

Sempre in tema di dati, è in aumento anche la domanda di asparagi verdi per il mercato estero, meglio se biologici. Gli investimenti nell’ultimo biennio hanno subito una flessione già dal 2019, una difficoltà che si è protratta anche nel 2020 aggravata dai problemi commerciali connessi alla pandemia da Covid.

La chiusura di bar ristoranti e mense, infatti, ha contribuito a ridurre il consumo di asparagi non solo freschi, ma anche conservati e surgelati.
Solo la commercializzazione verso la Gdo e l’export hanno consentito vendite pressoché normali. Ancora nel 2020, la difficoltà di reperire la manodopera ha avuto un peso notevole sulle decisioni degli agricoltori di ridurre gli investimenti ed anche sulla decisione di abbandonare la raccolta in impianti giovani.

E sono “buone”, secondo gli organizzatori dell’evento, le prospettive di mercato a livello mondiale. Dopo una fase di sovrapproduzione negli anni 2000, dovuta allo sforamento dei 300.000 ettari coltivati, è scesa per attestarsi oggi intorno ai 215.000 ettari, non sufficienti per coprire la richiesta mondiale di asparagi bianchi e verdi.

“Secondo le proiezioni – ha affermato Trentini -, per soddisfare il fabbisogno complessivo di asparagi serve una superficie coltivata che si aggira fra i 270.000 ed i 280.000 ettari. In ambito mondiale il maggiore produttore è la Cina con una superficie di 93.000 ettari, seguito dal Messico con 29.000 e il Perù con 22.000”.

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