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La campagna dell’asparago inizia in salita

asparago

Erika Angelini

OSTELLATO (Fe) – Sono circa cinquanta i “giorni dell’asparago” in pieno campo: nella prima metà di aprile si inizia con le varietà precoci ed entro i primi dieci giorni di giugno bisogna indicativamente ultimare la raccolta per consentire all’asparagiaia di rigenerarsi e di ritornare in produzione l’anno successivo.

Una campagna di raccolta ristretta che non consente ritardi, anche perché arrivare precocemente sul mercato è spesso vantaggioso. Quest’anno, invece, entrare in piena produzione appare una chimera.
Nelle prime settimane le quantità raccolte sono state irrisorie, molto al di sotto della media per ettaro. Un problema, spiega Davide Manzoni, produttore di Ostellato (Ferrara) legato, anche per questa orticola, alle condizioni climatiche.

“Terreni asciutti per l’assenza di pioggia e temperature minime troppo basse rispetto alle medie del periodo, fanno rimanere i turrioni dell’asparago saldamente sottoterra. Solitamente, nel mese di aprile si inizia con le varietà precoci che sul territorio arrivavano a una produzione giornaliera per ettaro da 1 fino ai 1,5 quintali, poi si prosegue con una piena produzione che può arrivare anche a 2,5 quintali per ettaro.

Quest’anno – continua Manzoni – a quella cifra manca letteralmente uno zero perché siamo a 25-30 kg di prodotto raccolto, quantità che non riusciamo a raggiungere nemmeno tutti i giorni. La situazione nelle prima settimane di raccolta è, dunque, davvero preoccupante. In azienda li coltivo da oltre 26 anni e, nel primo periodo, arrivavo anche a lavorare 3 quintali di asparagi al giorno con varietà che ora il mercato non assorbe più e che sono state sostituite da altre meno produttive.

Assenza di pioggia e temperature troppo basse hanno rallentato la produzione

Il mio impianto più recente, entrato in piena attività l’anno scorso, è comunque arrivato a 40 quintali di produzione per ettaro in una stagione, una cifra assolutamente dignitosa. La situazione che stiamo vivendo non si vedeva da diversi anni ed è grave soprattutto perché, se con la campagna dell’asparago si “perdono” i primi 15-20 giorni di piena produzione, è poi difficile recuperare. Sappiamo, infatti, che oltre il 10 giugno, non si dovrebbe andare nella raccolta perché da metà agosto l’asparagiaia si ferma e bisogna darle il tempo per una rigenerazione a livello di gemme e carboidrati. In questa situazione, di discreto c’è solo il prezzo, le quotazioni di aprile si aggiravano sui 3-3,5 euro al Kg, perché naturalmente c’è carenza di prodotto.

Va bene anche la vendita diretta, ma anche in questo caso tempestività e stagionalità sono tutto: vedo che le persone dopo l’inverno, dove c’è una minore varietà di frutta e verdura a disposizione, ha voglia di cambiare e viene a cercarlo appena è stagione.

In azienda nel corso degli anni ho anche provato a differenziare con l’asparago viola, un buon prodotto che mi ha dato soddisfazioni, ma che comunque rimane una nicchia di mercato, invece non ho mai provato quello bianco. Un tipo di prodotto particolare, coltivato soprattutto in Veneto, che ha trovato una sua base di consumatori, ma che richiede moltissima manodopera per la copertura dei turrioni, che naturalmente non devono inverdire ma rimanere completamente bianchi.

Non è semplice, tanto che, a volte, si vedono al supermercato asparagi bianchi con le punte violacee che sono comunque ottimi, ma che sono considerati “scarti” per questo tipo di varietà.

E, a proposito di manodopera, segnalo che anche quest’anno è molto difficile da reperire per le lavorazioni orticole e frutticole, soprattutto se si cerca personale qualificato che conosce il prodotto e sa lavorarlo.
Vediamo come procederà questa campagna, se ci sarà magari un recupero produttivo, ma il clima è ormai talmente imprevedibile che credo sia inutile e avventato fare previsioni”.

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