Flavescenza dorata della vite: è di nuovo emergenza

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Luca Casoli, direttore Consorzio fitosanitario Modena-Reggio

Siamo ad oltre vent’anni di applicazione delle misure previste dal Decreto Ministeriale del 31 maggio 2000. Purtroppo, nonostante il tempo trascorso, è di nuovo emergenza per la diffusione della malattia nei nostri vigneti. Particolarmente colpita risulta la parte centrale della provincia di Modena, con estremi gravissimi nell’areale di produzione del Lambrusco di Sorbara, estesa spesso ai territori limitrofi.

Ripercorrendo la storia della flavescenza dorata, molto si è fatto, ma occorre velocemente riprendere ogni azione di difesa, e di presa di coscienza, sulla problematica.

All’inizio, come spesso accade per le prescrizioni relative a un nuovo organismo da quarantena, si sono trovate non poche difficoltà ad applicare gli interventi obbligatori, rappresentati dagli estirpi di piante sintomatiche e dai trattamenti insetticidi. In seconda battuta, è seguito un periodo di apparente tranquillità, in cui si sono toccati i risultati delle azioni messe in campo. Questo, verosimilmente, ha portato a un relativo rilassamento, o comunque, a un cambio di priorità, soprattutto per problematiche stagionali, come la peronospora, le cocciniglie, gli eventi meteo.

Si è continuato ad eseguire i trattamenti insetticidi contro il vettore, lo Scaphoideus titanus, ma si è spesso abbandonando ogni impegno sulla rimozione delle viti colpite. È comprensibile. In fondo, l’intervento fitosanitario rientra in una pratica tecnica tangibile, ordinaria, accomunata spesso alla difesa per altri fitofagi, l’eliminazione invece di una pianta ancora vitale, o anche solo delle parti sintomatiche, non fa parte del Dna del viticoltore.

Per fortuna sul nostro territorio non sono mai stati toccati gli estremi devastanti della flavescenza dorata come in altre zone del nord Italia, tanto da non farne percepire la pericolosità. In fondo, in tutti questi anni, nella provincia modenese sono stati estirpati poco più di 100 ettari a causa della malattia e alcune migliaia di piante sparse.
Nella generalità dei casi, all’inizio degli anni 2000, sono stati colpiti soprattutto vigneti marginali, di piccole dimensioni.

La malattia si è spostata da nord verso la collina, con toni graduali e sfumati, passando spesso inosservata. Solo in qualche caso la progressione dei sintomi si è mostrata pesante e incontenibile, comportando la perdita di interi appezzamenti nel giro di pochi anni. Si è trattato, comunque, di contesti limitati.

Purtroppo, come detto, la situazione dell’ultimo periodo è rapidamente degenerata, investendo praticamente tutti gli impianti di un intero areale. Le avvisaglie erano già state registrate nell’estate 2020. Motivo per cui quest’anno, si è reintrodotto il doppio trattamento insetticida obbligatorio. Questa scelta però (che è comunque sofferta), è del tutto insufficiente se non accompagnata dall’impegno dei viticoltori nel rimuovere tempestivamente ogni sintomo.

L’area più colpita è quella a ridosso del fiume Secchia, con estremi di oltre l’80% di viti ammalate. Si registrano, purtroppo, casi gravi a Ovest, oltre il carpigiano, e a Est, spostandosi lungo i confini del bolognese e del ferrarese (aree sempre più vitate, a dispetto della contrazione degli impianti di pero). Per ora, resta migliore la situazione verso la collina, nella zona di coltivazione del Lambrusco Grasparossa.

Anche la presenza dello scafoideo in questo scorcio di stagione ha toccato estremi mai registrati, questo, nonostante gli interventi indicati. Per quanto sia modificato il portafoglio delle molecole insetticide disponibili, il dato rimarca la necessità di controllare ogni azienda, applicare, se necessari, trattamenti integrativi e, più che mai, di essere tempestivi nel rimuovere ogni fonte di inoculo. È altrettanto vero che queste misure, per dare un risultato stabile nel tempo, devono essere applicate da tutti, senza falle nel sistema.

In questi anni il Consorzio Fitosanitario e le Cantine Sociali della zona hanno avuto la lungimiranza di dedicare, e mantenere, un monitoraggio territoriale, rappresentato da oltre 2mila controlli annuali, un centinaio di campionamenti estivi, osservando in parallelo oltre 50 aziende pilota in cui viene rilevata settimanalmente la presenza dello scafoideo.

Il periodo di lockdown, nella sua drammaticità, non ha sicuramente giovato nel mantenimento diretto dei contatti, anche se la campagna di viticoltori e tecnici non si è mai fermata. Sarà opportuno riprendere urgentemente, a più livelli, ogni forma di condivisione e di sensibilizzazione, per far fronte all’emergenza.

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