“Gettare alle ortiche”, “prendere in castagna”, “idem con patate” - Agrimpresaonline Webzine

“Gettare alle ortiche”, “prendere in castagna”, “idem con patate”

Dicembre 2014

Sono tanti i modi di dire ispirati all’agricoltura. Com’è giusto che sia. Cultura viene dal latino “colere”, che vuol dire coltivare. Se non lavori, semini e curi i campi, come puoi avere buoni frutti?

Rivediamo dunque alcuni modi di dire che affondano le loro radici in tempi più o meno lontani. Cominciamo da: “gettare alle ortiche”, ovvero sprecare un’occasione propizia: poiché le ortiche abbondano nei campi incolti. E se persino Carducci, laico maestro dell’Alma Mater di Bologna nella seconda metà dell’Ottocento, usò in letteratura questa allocuzione possiamo farlo anche noi (ma, aggiunge Tugnazz, questo modo di dire non vale per i politici e i governanti che hanno “gettato alle ortiche” troppe occasioni, sin qui). Passiamo a: “idem con patate”. In questo caso una piccola, curiosa storia linguistica che, probabilmente, trae origine dai menù e listino prezzi delle trattorie dove alla voce arrosto e relativo prezzo, seguiva: “idem con patate” (cioè allo stesso costo). Un tempo, le patate valevano poco. Oggi non è così: al ristorante un secondo di patate al forno costa sui quattro euro; sorbole, per non usare espressioni ben più colorite. Procediamo. “Prendere in castagna”: qui la faccenda si fa più maliziosa, in termini linguistici. Significa, per consuetudine, cogliere qualcuno in errore. Ma anche sorprendere qualcuno che sta facendo ciò che non dovrebbe. Nel Cinquecento dicevano “pigliare in marrone”. Laddove “marrone” o “marone” è uno dei nomi della castagna, ma è anche sinonimo di genitali maschili a loro volta sinonimo, secondo un’accezione comune, di stupidità. Un tempo, sotto il Pavaglione, le venditrici e i venditori di ballotte e caldarroste si davano argutamente la voce: “Ho la balùsa chèlda (calda)”. “Ho i maròn che i scòta (scottano)”. Sipario.

Il Passator Cortese

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