“Ho scelto la stalla al posto dell’informatica e ho investito sul biogas” - Agrimpresaonline Webzine

“Ho scelto la stalla al posto dell’informatica e ho investito sul biogas”

Giugno 2014

Bruno Monesi

SAN SECONDO (Parma) – Con Michele Bellicchi prosegue il nostro viaggio tra i giovani della Cia. Siamo in località Pizzo di San Secondo, nella Bassa parmense, che più bassa non si può.

Poco lontano dall’azienda agricola Bellicchi si intravede l’argine del Po, il punto più alto che fa da confine tra l’Emilia e la Lombardia. I Bellicchi sono produttori storici di latte per la produzione di Parmigiano Reggiano, i capi aziendali sono circa 340, di cui 170 in lattazione.

Esiste anche il caseificio aziendale, a una manciata di chilometri nel comune di Roccabianca, dove giornalmente vengono lavorate 8 forme di parmigiano.

Michele è un giovane allevatore di 28 anni con studi e diploma di perito informatico. “Oggi il mio computer è l’impianto aziendale a biogas da 250 Kw ore – ci spiega Michele – un impianto appena terminato che mi ha fatto crescere professionalmente e spero diventi un’opportunità per la nostra azienda”.
Con lui andiamo a vedere quello che sembra il tendone di un circo. “È un impianto che utilizza i liquami e il letame dell’allevamento – prosegue Michele – verrà alimentato anche con i sottoprodotti aziendali, tipo paglia, stocchi e barbabietole. L’energia prodotta viene messa in rete e venduta al gestore, ma servirà anche per l’essicazione e teleriscaldamento”.
Un’esperienza che nel parmense conta già una quindicina di investimenti in ambito agricolo, una realtà oramai consolidata e ben avviata nel settore delle nuove energie rinovabili.

Chiediamo a Michele qual’è stata la motivazione di questo investimento

“L’obiettivo è quello di diminuire i costi e integrare il reddito agricolo. Non possiamo aumentare i capi aziendali anche se sappiamo bene che il Parmigiano Reggiano rimane l’attività principale, poi bisognava ridurre il carico zootecnico specie in momenti come questi”.
Di sicuro i Bellicchi avranno fatto bene i conti, ad occhio e croce anche a noi sembra una scelta azzeccata.
Del resto, cosa chiedono Consorzio e mercato agli allevatori?
Contenere la produzione, diminuire i costi e diversificare il reddito.

“Io ho deciso di proseguire su questa strada, voglio lavorare in azienda e voglio portare avanti questa attività come l’hanno portata avanti i miei – conclude Michele – le ore lavoro non si contano, le spese sono in crescita continua, spero di ottenere una soddisfazione economica, altrimenti mi tolgo la tuta, mi metto davanti al computer e torno all’informatica”.

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