Alessandra Giovannini
I volumi acquistati sono tornati a crescere per molte referenze del comparto delle carni, con i prezzi in costante e importante aumento. Tra tutte le tipologie di carne, spicca ancora una volta quella avicola, con un incremento del 6,1% nei volumi acquistati e una spesa in crescita dell’11,5%. Segue la carne suina, con un aumento del 3,1% dei volumi e del 5,5% della spesa. Penalizzate, invece, le carni bovine, con un -1% nei volumi, frenati dai significativi aumenti dei prezzi medi (+8,7%).
A novembre, Ismea ha reso pubblici i report dettagliati dedicati al comparto della zootecnia da carne, coprendo il settore bovino e quello suinicolo.
Le analisi, che si concentrano in larga parte sui dati relativi al primo semestre del 2025, evidenziano dinamiche di mercato complesse, caratterizzate da una ripresa dei consumi interni di suinicoli, ma anche da persistenti sfide legate ai costi di produzione e ai trend dei prezzi al consumo, specialmente per la carne bovina.
Il comparto suinicolo: consumi in aumento e ripresa UE della produzione
Il settore suinicolo italiano e dell’Unione Europea mostra segnali di progresso per il 2025. Si registra un aumento significativo dei consumi interni in Italia: i salumi vedono una crescita del +3,1% in volume e del +4,8% di spesa, mentre le carni suine fresche avanzano del +3,7% in volume e del +5,5% di spesa. A livello europeo, la produzione di carne suina è in lieve crescita nei primi sei mesi del 2025 (+1,6% rispetto a gennaio-giugno 2024). Questo recupero è attribuibile principalmente al progressivo rientro dell’emergenza Peste Suina Africana e al contestuale recupero dell’offerta nei principali paesi produttori. In particolare, la Spagna ha registrato un aumento del +5,1%, la Polonia del +4,5% e la Germania del +0,8%. Anche le esportazioni dell’Unione Europea di prodotti suinicoli hanno ripreso la fase di crescita dopo la stabilità dell’anno precedente, aumentando del +1,6% in volume nel primo semestre 2025.
Un fattore chiave di questo sviluppo è la ripresa dei flussi diretti verso la Cina, che hanno segnato un +3,9% nel periodo gennaio-giugno 2025. Sul fronte della domanda estera complessiva, il 2024 è segnalino elementi critici come le barriere sanitarie in alcuni mercati e i dazi imposti dagli Stati Uniti. Nonostante le prospettive positive per i consumi e l’export, l’offerta italiana di capi avviati al macello nella prima metà del 2025 è risultata leggermente inferiore (-0,5%) rispetto all’anno precedente. Tale flessione è dovuta sia al persistere di problematiche sanitarie sia, in parte, all’aumento dei costi dei mangimi. Dopo un rientro nelle quotazioni dei principali cereali, i primi sei mesi del 2025 hanno visto una nuova spinta al rialzo dei prezzi, specialmente per il mais (+14%) e l’orzo (+26%) nel periodo gennaio-giugno
La filiera bovina: l’Italia cresce controcorrente
Nel comparto bovino, la situazione produttiva europea è apparsa in contrazione. Nei primi sei mesi del 2025, la produzione di carni bovine nell’Unione europea si è ridotta del 3,2%, invertendo il lieve recupero del 2024 (+3%). Questo calo ha interessato quasi tutti i paesi, con riduzioni particolarmente marcate in Germania (-7,9%) e nei Paesi Bassi (-13%). In netta controtendenza rispetto agli altri partner europei, l’Italia ha registrato una crescita della produzione di carne bovina, con un incremento del +3,4% dei volumi nei primi sei mesi del 2025, un risultato che segue il +6,3% già raggiunto nel 2024. Questo aumento si è verificato nonostante una lieve flessione nel numero di capi macellati. Sul fronte dei costi e dei prezzi, la crescita dei prezzi all’origine è proseguita.
Nei primi sei mesi del 2025, l’aumento dei prezzi dei vitelloni da macello è stato del +20% rispetto al primo semestre 2024, sebbene in misura più contenuta e graduale rispetto a quella registrata per i ristalli (che hanno subito un aumento del +26%). Ad agosto, il prezzo dei vitelloni si attestava oltre il 25% in più rispetto allo stesso mese del 2024. Parallelamente, le importazioni di bovini da allevamento in Italia (di cui il 77% è costituito da giovenche e broutards) si sono ridotte del 4,4% nel primo semestre del 2025, dopo l’aumento dell’11% registrato nel 2024
Domanda domestica e impatto dei prezzi
La carne bovina continua a mantenere una posizione di leadership nella spesa delle famiglie italiane. In volume, le carni bovine rappresentano il 29% delle carni totali nel carrello della spesa. Tuttavia, l’aumento dei prezzi sta influenzando i volumi acquistati: nel primo semestre del 2025, le quantità di carni bovine acquistate dalle famiglie italiane sono leggermente diminuite dello -0,4% (continuando il trend negativo del 2024, pari a -0,8%). Nonostante la lieve flessione dei volumi, la spesa complessiva destinata a questo segmento è aumentata del +7,7% nello stesso periodo, spinta dalla marcata crescita dei prezzi medi, che hanno registrato un incremento dell’+8,1%. La leadership della carne bovina, pur consolidata, è quindi insidiata dal trend poco favorevole dei prezzi.




