Emer Sani
Il comparto dei bovini da carne in Romagna sta attraversando una fase di profonda riorganizzazione che, pur segnando una contrazione nel numero degli allevamenti, non compromette la tenuta complessiva del patrimonio allevato.
I dati più recenti dell’Anagrafe zootecnica mostrano con chiarezza come il sistema territoriale stia evolvendo verso modelli produttivi più concentrati e strutturati, capaci di mantenere o addirittura accrescere la consistenza dei capi pur in presenza di un calo delle aziende attive.
A livello romagnolo il numero totale dei capi da carne supera i 5.000 nel 2025, un valore leggermente in aumento rispetto all’anno precedente, mentre le aziende che li allevano scendono da 120 a 104, segno di un processo in atto da tempo e comune alle principali aree zootecniche italiane.
In questo contesto la provincia di Forlì-Cesena si distingue per un andamento particolarmente evidente: gli allevamenti diminuiscono ma i capi passano da 545 a 1.444, un incremento significativo che suggerisce una concentrazione verso realtà imprenditoriali più robuste, dotate di strutture moderne e in grado di sostenere dimensioni maggiori.
Anche Ravenna e Rimini seguono la dinamica complessiva, con una contrazione degli allevamenti e una sostanziale tenuta dei capi.
Il quadro regionale nel suo insieme conferma dunque una transizione verso un settore meno frammentato e più orientato a modelli gestionali capaci di assorbire le pressioni economiche e normative che oggi caratterizzano la zootecnia da carne.
La Romagna sta quindi ridisegnando la propria geografia produttiva senza perdere, al momento, consistenza nel numero di capi allevati e mantenendo la capacità di presidiare un comparto che continua a rivestire un ruolo importante nell’economia agricola locale.



