Lucia Betti
ROMAGNA – Come ogni anno, la stagione delle Noci di Romagna segna un momento importante per la filiera agroalimentare del territorio, con risultati incoraggianti sul piano produttivo e commerciale. Il progetto, con capofila New Factor, azienda del territorio riminese, valorizza da quasi trent’anni una coltura che coniuga tradizione, innovazione e sostenibilità.
L’intuizione di investire nella nocicoltura in Romagna risale al 1997, quando Alessandro Annibali, oggi amministratore delegato di New Factor, decise di convertire i terreni di famiglia dell’Azienda Agricola San Martino (a San Martino in Strada di Forlì) in impianti di noce, partendo con due ettari poi cresciuti negli anni. Il progetto di filiera prese il via nel 2017, con il know-how e l’esperienza della San Martino e si è ampliato fino a coinvolgere ad oggi 25 aziende agricole in Emilia Romagna, per un totale di circa 500 ettari coltivati. Le varietà più diffuse sono Lara, Howard e Chandler, selezionate per adattabilità climatica e qualità organolettica.
Negli anni la filiera si è evoluta grazie a tecnologie di lavorazione avanzate: smallatrici industriali capaci di lavorare fino a 5 tonnellate di prodotto l’ora, nuove linee di essiccazione, selezionatrice ottica. Nonostante le sfide climatiche, la raccolta 2025 conferma un andamento positivo, con produzioni in linea con le previsioni e una qualità organolettica di alto livello. “Il nostro obiettivo – sottolinea Jasmina Annibali – è mantenere costante ed elevata la qualità, puntando su tecniche agronomiche mirate e su una gestione post-raccolta sempre più attenta”.
La filiera integrata e sostenibile è il cuore del progetto. Dalla coltivazione con tecniche a basso impatto alla raccolta meccanizzata, fino alla lavorazione interna e all’uso di energie rinnovabili e riciclo delle acque, ogni fase è orientata al rispetto dell’ambiente. Anche i sottoprodotti sono riutilizzati come composti organici per la concimazione naturale, in un modello di economia circolare. Questa impostazione permette di offrire una tracciabilità completa, dalla pianta al punto vendita. Le noci sono essiccate con processi delicati, che mantengono un livello di umidità decisamente superiore rispetto a quello dei prodotti importati: una scelta che preserva gusto, aroma e freschezza.
“Il consumatore oggi chiede prodotti locali, sostenibili e di qualità – spiega Annibali – e la noce di Romagna risponde pienamente a queste esigenze”. Il principale canale di vendita resta la Grande Distribuzione Organizzata, con una crescita costante sia del prodotto in guscio, sfuso o confezionato, sia dello sgusciato, considerato il segmento più promettente. Accanto alla produzione, il progetto dedica spazio alla cultura e alla partecipazione.
New Factor con il concorso nazionale “Ti Affido un Noce” coinvolge i consumatori, offrendo la possibilità di seguire a distanza la crescita di un albero “adottato”, fino alla raccolta. Attraverso webcam e attività in campo, i partecipanti possono conoscere da vicino la vita del frutteto e la cura che ne accompagna ogni fase produttiva. Un altro momento atteso, promosso dall’azienda agricola San Martino, è la “Spigolatura solidale”, che si svolge a fine raccolta. I cittadini possono raccogliere i frutti rimasti nei campi dietro un’offerta libera: il ricavato è devoluto a istituti locali per sostenere progetti educativi. “Si tratta di un gesto semplice – spiega Annibali – che tiene insieme agricoltura, solidarietà e comunità, rafforzando il legame tra chi produce e chi consuma”.
Un circuito che riduce l’impatto ambientale
Dal punto di vista ambientale, la scelta di meccanizzazione e tecnologie più efficienti contribuisce a ridurre l’impatto: ad esempio, l’utilizzo di acqua riciclata per la lavorazione riduce il prelievo idrico; l’energia rinnovabile impiegata nei processi di essiccazione abbassa l’impronta carbonica; la trasformazione dei sottoprodotti in fertilizzante organico aiuta a restituire sostanza al suolo e chiude il ciclo dei residui colturali. In un momento in cui l’agricoltura è sotto pressione per costi crescenti, risorse idriche limitate e cambiamenti climatici, questa impostazione rappresenta un esempio concreto di approccio integrato. Senza dimenticare che un ettaro di noceto, durante il proprio ciclo vitale, evita l’emissione in atmosfera di 32 tonnellate di CO2.









