Il benessere degli anziani agricoltori è garanzia di permanenza nelle aree rurali - Agrimpresaonline Webzine

Il benessere degli anziani agricoltori è garanzia di permanenza nelle aree rurali

convegno sulla salute degli anziani

Alessandra Giovannini

I temi della salute devono essere prioritari nella politica
A Bologna un incontro sull’argomento promosso da Anp-Cia, Donne in Campo e Agia Emilia Romagna

BOLOGNA – Si è parlato del futuro della sanità in Emilia Romagna con particolare riferimento agli ‘over 65’, nel corso del convegno promosso dall’associazione nazionale pensionati Anp di Cia – Agricoltori Italiani dell’Emilia Romagna, che si è svolto il 14 febbraio a Bologna e al quale hanno preso parte, tra gli altri, il presidente della Regione, Stefano Bonaccini e l’assessore regionale alle Politiche per la salute, Sergio Venturi. Nel suo intervento introduttivo Pierino Liverani, presidente regionale Anp, ha ricordato che in Emilia Romagna gli ultrasessantacinquenni sono oltre un milione, pari a circa il 24% della popolazione regionale. Da qui l’analisi delle problematiche che nascono per il numero crescente di anziani che vivono soli, oltre il 32%, soprattutto per la morte del coniuge e di difficoltà che si moltiplicano per la non autosufficienza legata all’allungamento della vita che non va sempre di pari passo con le buone condizioni di salute. Una situazione che ha visto crescere le domande rivolte ai servizi sociali di prestazioni domiciliari ma anche di interventi residenziali o semi-residenziali.

Le leggi cui si fa riferimento per i provvedimenti regionali e locali indicano nella domiciliarità delle cure il senso primario degli interven­ti a favore degli anziani con problemi di autosufficienza, quando questo è possibile, individuando percorsi e strumenti che devono prevedere l’integrazione delle competenze professionali e dei programmi. Nel bilancio 2019 della Regione Emilia Romagna sono stati stanziati 100 milioni di euro per la non autosufficienza, 33 milioni di euro per il sostegno al reddito e lotta alla povertà, 500.000 di euro per il Fondo regionale extra Lea (Livelli essenziali di assistenza). “Una scelta – ha detto Liverani – che abbiamo appreso con soddisfazione. Invecchiare in buona salute è una conquista fondamentale che deve essere preservata con scelte lungimiranti, importante allora assicurare uniformità nell’accesso e nell’erogazione delle prestazioni e dei servizi ed evitare che il generale trasferimento di responsabilità e di costi verso le famiglie, che negli ultimi anni è ulteriormente aumentata, amplifichi ancora i divari e le disuguaglianze sociali”.

Da Anp l’impegno ad affrontare alcune priorità ritenute importanti per la tutela dei pensionati e degli anziani nel diritto di accesso alle cure e alla qualità ed efficienza del sistema, in una visione di interesse generale. “Serve – ha detto ancora nel suo intervento Liverani – maggiore attenzione da parte delle Istituzioni e della politica in campo socio sanitario e per questo potrebbe essere utile una più forte interlocuzione con le organizzazioni della rappresentanza sociale”. Per Anp la sfida deve essere intesa nella sua complessità, cioè salute degli ambienti e della vita in generale. “Per questo, – ha concluso Liverani – i temi della salute pubblica devono far parte di tutele nelle politiche pubbliche, dalle politiche urbanistiche per disegnare le città, le periferie e le aree rurali a misura delle persone che vi abitano, alla garanzia di mobilità sostenibile e sicura, alle politiche ambientali, alla promozione di stili di vita appropriati”. In sostanza una comunità che si organizza per “guadagnare in salute” e promuovere il benessere dei propri cittadini.

“La salute passa sempre dalla prevenzione. – Lo ha ribadito nell’apertura del suo intervento anche Luana Tampieri, presidente di Donne in Campo Emilia Romagna -.
Per questo ha ricordato la necessità che la sanità regionale continui campagne vaccinali e programmi di screening. Importante, poi il mantenimento dei servizi consultoriali, necessario investire nella ricerca, mantenere i presidi ospedalieri nelle aree svantaggiate, riaprire un confronto a livello nazionale sull’accordo stato-regioni che ha definito la chiusura dei punti nascita con meno di 500 parti all’anno, un’attenzione al lavoro femminile nel tema della sicurezza e prevenzione nel lavoro. Saremo attenti osservatori delle politiche delle aziende sanitarie del territorio e la nostra azione sarà di condivisione se dette politiche vanno nella giusta direzione, mentre, in difetto, ne ostacoleremo il percorso e sensibilizzeremo utenti ed Istituzioni, affinché, se ne corregga l’indirizzo dei diritti negati delle donne”. Importante il concetto di prevenzione anche per Agia. Un tema ritenuto strettamente correlato a quello di promozione della salute.

“Una risorsa della vita quotidiana – ha precisato, infatti, Valeria Villani, presidente regionale di Agia, l’associazione che riunisce i giovani agricoltori della Cia – che, nella sua promozione, non si deve risolve solo nel settore della sanità ma deve andare oltre gli stili di vita sani per includere anche la nozione di benessere”. Il principale obiettivo, per Agia, deve essere la popolazione giovanile. “Occorre – ha proseguito la Villani – l’individuazione di un’intensa campagna di sensibilizzazione che può iniziare da ciò che mangiamo e beviamo. Da qui il ruolo fondamentale dell’agricoltura e dell’agricoltore che deve garantire ai consumatori cibo buono, di qualità e soprattutto salubre e poi il concetto di sicurezza alimentare intesa anche come preservazione della qualità organolettica e microbiologica degli alimenti, oltre che della loro tipicità e tradizione. Il made in Italy è tra le eccellenze a livello mondiale e necessario deve essere l’utilizzo dei nostri prodotti sulle nostre tavole ma anche nelle mense scolastiche, e importanti sono i progetti come “Frutta e Verdura nelle Scuole” e il consumo negli ospedali”.
“Vogliamo restituire – continua Agia – al mondo agricolo il ruolo e la centralità che merita, in un contesto economico che ha profondamente modificato le abitudini dei cittadini e i comportamenti d’acquisto dei prodotti base della dieta mediterranea e lo facciamo incarnando i valori di territorialità, genuinità e tracciabilità che ogni giorno le nostre imprese dimostrano con il loro lavoro, e promuovendo anche la nuova percezione di un’agricoltura sostenibile come garante della sicurezza e prevenzione alimentare, a cominciare dalla valorizzazione delle filiere agricole che la caratterizzano”.

“Un servizio sanitario pubblico e moderno”. Queste le parole dell’assessore regionale alla Salute Sergio Venturi che ha posto al centro del suo intervento la prevenzione. “La nostra salute ce la dobbiamo costruire quando ce l’abbiamo e preservare”. E poi l’invecchiamento che deve avvenire “di più e meglio contenendo la cronicità delle malattie”. Malattie che devono essere tenute sotto controllo il più possibile al proprio domicilio e da qui la necessità di avere maggiori, e migliori, case delle salute, Punti di riferimento che la Regione intende ulteriormente finanziare. Venturi ha sottolineato l’importanza dell’invecchiamento ‘attivo’ e, non ultimo, la necessità di vedere sempre più donne nei ruoli decisionali, anche nel mondo della sanità. Il presidente della Regione Stefano Bonaccini ha ricordato l’accordo sulla ripartizione del Fondo nazionale che ha portato 90 milioni in più rispetto allo scorso anno alla sanità della nostra regione. Bonaccini ha poi rimarcato la presenza, e forte, dell’assistenza e cura alle persone in Emilia Romagna. “Nella nostra regione – ha detto il presidente – non conta il portafoglio che si ha in tasca, perché tutti ricevono una cura”. E questo grazie anche ad un sistema pubblico indispensabile – ha detto ancora Bonaccini – che noi difenderemo con le unghie e con i denti”.

La chiusura dei lavori è stata affidata al presidente regionale Cia Cristiano Fini. “Il sistema sanitario regionale – ha detto Fini – è un modello che funziona ma va incentivato e potenziato. L’invecchiamento attivo noi lo facciamo lavorando nelle campagne, vorremmo lavorare meno, ma lo dovremo fare almeno fino ad 80 anni. Importante è ricordarsi e tutelare le aree rurali dove tanti anziani sono soli, la famiglia non è più numerosa come una volta e occorre, anche per loro, un occhio di riguardo”.

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