
Gennaio 2015
Gianni Verzelloni
REGGIO EMILIA – Segni di vecchiaia? Proprio nell’80esimo anniversario della sua fondazione (che sarà celebrata dieci giorni dopo il momento in cui scriviamo questo articolo) il Consorzio del Parmigiano Reggiano dà segnali di difficoltà e profonda inquietudine.
All’origine c’è una situazione di mercato, che se nelle ultime settimane ha fatto registrare qualche timido segnale di ripresa, tuttavia resta molto difficile: se nel 2011 le forme venivano pagate 11 euro al kg, ora siamo poco sopra i 7 euro: un livello che non copre i costi di produzione.
Come avevamo scritto anche sul nostro giornale, la crisi dei prezzi è stata perciò affrontata lo scorso novembre con il varo di un piano molto incisivo che proponeva un taglio del 5% nel 2015 della quota di latte destinato alla trasformazione in formaggio. Circa 800.000 quintali in meno, che dovrebbero portare la produzione a 3 milioni e 150 mila forme rispetto ai 3,3 milioni del 2014, facendo così risalire le quotazioni.
Il piano era stato approvato lo scorso novembre dall’assemblea dei soci con ampia maggioranza (circa due terzi dei votanti), ma passati poi all’adesione individuale degli allevatori, solo poco più del 30% dei produttori ha aderito al taglio.
Questo significa la bocciatura del provvedimento, che non era l’unico della strategia del Consorzio, ma che ne rappresentava l’asse principale. Ora il Consorzio si trova nelle classiche “braghe di tela”, dovrà quindi trovare al più presto idee alternative e con un colpo d’ala riprendere credibilità e leadership nei confronti dei propri associati, altrimenti la situazione rischia di incartarsi pericolosamente.
Infatti, nel momento in cui scriviamo, si rincorrono voci incontrollate che parlano addirittura contraccolpi a livello del Consorzio, fino ad interessare i vertici.
Il tema ci pare però secondario rispetto al problema economico-produttivo che è sicuramente prevalente. Infatti, il provvedimento di contenimento della produzione puntava a tutelare le aree produttive ed i produttori, a beneficio soprattutto dei più deboli, a fronte di una produzione in perdita. Sembra però che nella mentalità dei nostri allevatori abbia la meglio una visione “maltusiana” ovvero il più forte sopravvive, il debole finisce schiacciato.
A parte ogni considerazione su questa materia, sta il fatto che una via d’uscita dallo stallo va trovata, ed è positivo che il “sistema” del Parmigiano Reggiano non sia solo: vi è stata un’audizione al Senato sotto gli auspici della Sen. Leana Pignedoli, anche gli Enti locali si stanno interessando ai guai del nostro prodotto di maggior prestigio. Al bando quindi le baruffe tra le varie parrocchie, e tutti s’impegnino per la salvaguardia del ‘re dei formaggi’, la produzione intanto sembra cominciare a calare anche senza un piano approvato.



