L’ambiente ferrarese è delicato e va preservato: serve una buona agricoltura - Agrimpresaonline Webzine

L’ambiente ferrarese è delicato e va preservato: serve una buona agricoltura

06/09/2013

FERRARA – Gli agricoltori ferraresi chiedono attenzione nelle valutazioni e correttezza nelle comunicazioni, evitando di dare colpe all’intera categoria, richiamando tutte le attività alle loro responsabilità nei confronti dell’ambiente e del territorio che occorre gestire al meglio nell’interesse di tutti.

Diversi episodi verificatisi nelle settimane scorse hanno riportato all’attenzione il tema della fragilità ambientale della nostra provincia e di fenomeni che purtroppo hanno segnato e continuano a segnare negativamente il rapporto tra attività umane ed ambiente naturale.

Purtroppo – si rammaricano Coldiretti, Cia ed Unione Agricoltori di Ferrara – in modo scorretto e semplicistico si è imputata la situazione in particolare all’agricoltura, sia in relazione all’inquinamento che ha portato al divieto di balneazione su una parte dei nostri lidi, sia per altri episodi comparsi sulla stampa locale.
Pare pertanto opportuno evidenziare la necessità di non confondere gli errori o i comportamenti sbagliati di qualcuno con il lavoro di tanti imprenditori che viceversa, dell’applicazione di tecniche di coltivazione e gestione corretta fanno motivo di impegno quotidiano, nel loro interesse e nell’interesse generale del nostro territorio.

Le Organizzazioni agricole ferraresi ricordano ed evidenziano che gli agricoltori della nostra provincia, in virtù di particolari norme, (determinate peraltro sulla base di una classificazione amministrativa e non tecnica di “zona vulnerabile ai nitrati”), sono tenuti alla distribuzione di fertilizzanti azotati, compresi quelli di origine organica, quali liquami e letame, in ragione della metà dei quantitativi ammessi nel resto della regione Emilia Romagna, e questo nonostante la conclamata carenza di sostanza organica in molti terreni ferraresi.

Sostanza organica tra l’altro necessaria in particolare nelle coltivazioni biologiche e come presupposto per la conservazione di un suolo “attivo”, in quanto il suolo agrario non è un substrato inerte, ma svolge anche una attività di “filtro” rispetto a molte sostanze, contribuendo in ragione propria della coltivazione e delle pratiche agronomiche, a migliorare l’ambiente e soprattutto le qualità delle acque, uno dei principali elementi di delicato equilibrio per la sopravvivenza stessa del territorio ferrarese.

Stupisce, a detta delle organizzazioni agricole, che siano contenuti in articoli e comunicati stampa, riferimenti preconcetti ad un tipo di attività agricola che da decenni non viene più praticata, semmai lo sia stata in passato, con richiami ad uso di “veleni” del tutto incongruo e scorretto.

Tra l’altro la connessione tra gli inquinamenti fecali che hanno portato al divieto di balneazione di una parte dei lidi comacchiesi, e presunti sgrondi inquinanti di fertilizzanti agricoli organici, in quasi assenza di piogge significative, appare piuttosto azzardata, considerato anche il fatto che nel territorio ferrarese il numero di allevamenti è ormai talmente esiguo che gli effluenti sono appena sufficienti per la concimazione organica delle aziende su cui insistono gli stessi allevamenti e poco più. Tra l’altro i terreni sabbiosi hanno la caratteristica di assorbire e degradare velocemente la sostanza organica, mentre quelli torbosi, non vengono interessati da questo tipo di concimazione in quanto non ne necessitano. Nel periodo particolare richiamato da alcuni, ovvero fine luglio 2013, erano appena iniziati, ed in poche aziende, i consueti lavori di aratura e preparazione dei terreni per le colture autunnali e primaverili ed è buona pratica, oltre che prescritto da norme e regolamenti provinciali e comunali, provvedere all’interramento pressochè immediato dei cumuli di letame o dei liquami zootecnici eventualmente apportati ai fondi, in modo da evitare dilavamenti superficiali e diffusione nelle reti superficiali, peraltro si ripete difficile, dato il lungo periodo senza precipitazioni piovose significative.

È d’altra parte evidentemente interesse diretto dei produttori evitare che vi siano dispersioni superficiali di effluenti, anziché la collocazione nello strato attivo del suolo, dove nitrati e fosfati vengono immobilizzati e costituiscono la riserva alimentare per le colture agrarie successive, e quindi l’interramento avviene nel più breve tempo possibile.

Assai più probabile, a parere degli agricoltori ferraresi, uno stretto collegamento con i by-pass dei depuratori dell’area costiera (e non solo) rispetto agli effluenti provenienti dai terreni agricoli, fenomeno peraltro riscontrato anche in altri territori, anche all’interno del Parco del Delta del Po, area già indagata da esperti della nostra Università che hanno rilevato effluenti di origine non agricola quale causa di inquinamenti e problemi all’ecosistema vallivo e marino a valle di canali di scolo che intercettano le acque di sfioramento di depuratori e sistemi fognari cittadini.

Un approfondito studio della stessa Università di Ferrara, all’interno di uno specifico progetto comunitario, svolto con il Parco Scientifico Agro Alimentare, ha rilevato viceversa il ruolo positivo dei terreni nel migliorare la qualità delle acque, con una sorta di “effetto filtro” per nutrienti ed altre sostanze che dal passaggio nei suoli agricoli vengono in qualche modo ripulite e scaricate nei sistemi idraulici, più pulite rispetto all’entrata e dunque la necessità di rivedere la zonizzazione delle aree vulnerabili in ragione di dati tecnici obiettivi, senza penalizzare l’intera provincia limitando aprioristicamente la gestione delle concimazioni da parte degli agricoltori ferraresi.

È certo che la complessità e la delicatezza del nostro territorio, concludono le organizzazioni agricole, richiede azioni concertate e coordinate tre i diversi, tanti, forse troppi, enti che hanno competenze su acque, terreni, bonifiche, salute dei cittadini, attivando rigorosi controlli nei casi ove non si rispettino le norme e sanzionando non solo gli agricoltori ma chiunque interagisca con l’ambiente e ne provochi uno squilibrio od un danno comprovato. Si verifichino e controllino con attenzione quelle attività che comportano l’utilizzo di rifiuti e fanghi, affinchè il risultato del loro utilizzo sia foriero di effetti positivi e non di inquinamento, sanzionando se del caso i comportamenti scorretti, a volte anche criminali, di alcuni soggetti, evitando le generalizzazioni e le semplificazioni, assumendosi ciascuno le proprie responsabilità ed attivando dove necessario gli enti di controllo che già esistono e che sono in grado di dissipare eventuali dubbi riguardo attività negativi per il nostro ambiente.

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