La vendemmia nel reggiano ha visto una netta ripresa - Agrimpresaonline Webzine

La vendemmia nel reggiano ha visto una netta ripresa

La produzione è tornata sopra le medie dopo un’annata disastrosa come il 2017. Le valutazioni delle cantine sociali

REGGIO EMILIA – Dopo il drastico calo del 2017 (-28,2%) dovuto alle gelate straordinarie di fine aprile, la produzione provinciale di uve si è riportata appena al di sotto dei livelli 2016. Il consuntivo 2018, oggetto di un confronto tra le cantine sociali aderenti a Confcooperative e Legacoop, parla, infatti, di 1.593.894 quintali di uva, ovvero il 36,1% in più sul 2017 e l’1,8% in meno sul 2016, quando in provincia si raccolsero quasi 1,63 milioni di quintali.

“Con questi livelli – sottolinea Alberto Lasagni, responsabile del comparto agroalimentare di Confcooperative – ci si è attestati un po’ al di sopra (8,8%) della media provinciale degli ultimi 10 anni (1,465 milioni di quintali), ed è uno scostamento abbastanza limitato se si considera che, nel frattempo, la superficie coperta da vigneti è aumentata molto più considerevolmente. Questo significa, in sostanza, che è scesa la resa unitaria in quantità, mentre ha continuato ad aumentare il livello qualitativo della nostra produzione”.

Il raccolto 2018 è stato segnato da una diminuzione del 10% dei quantitativi di Ancellotta (che rappresenta il 50% della produzione), mentre sono aumentati i lambruschi e, guardando al mercato, non è rassicurante l’incremento che potrebbe portare Reggio Emilia e Modena a +50.000 quintali.

“Gli ultimi tre anni – prosegue Lasagni – hanno confermato un andamento altalenante delle quotazioni che rappresenta una pregiudiziale significativa sugli investimenti che continuano a mettere in atto i produttori agricoli e le cantine”.

“Negli ultimi dieci anni le cantine reggiane hanno messo in atto investimenti per 155 milioni di euro in processi relativi alla migliore organizzazione aziendale, alle tecnologie e agli impianti; ora occorre intensificare il lavoro e gli investimenti pubblici e privati sulla promozione e valorizzazione dei lambruschi, ma, al contempo, occorre pensare alla messa in atto di forme di autoregolamentazione produttiva che limitino gli elementi di variabilità che si vanno a scontare sui mercati”.

“Il lambrusco – conclude l’esponente di Confcooperative – è il vino più affermato e venduto all’interno della Gdo, ma le quotazioni troppo spesso non compensano adeguatamente il lavoro dei produttori, ed è proprio per questo che si rende necessario uno sguardo ampio sul comparto, avendo come obiettivo una maggiore stabilità del reddito delle imprese anche in un comparto che, molto più di altri, sconta una forte esposizione agli andamenti climatici”.

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