Per la legge la nutria non è fauna selvatica

nutria

Piero Peri

La nutria nel corso degli anni ha visto crescere notevolmente la propria presenza sul territorio della nostra regione. Grazie a inverni sempre meno rigidi questa specie che, ricordiamo, non ha antagonisti naturali se non, appunto, un rigido inverno, evidenzia una continua espansione favorita da una prolificità notevole e dalla presenza di grandi quantità di fonti alimentari offerte dalle tante colture erbacee coltivate nella nostra pianura.

Il tentativo di contenimento della specie è condizionato dall’efficacia dei piani di controllo attuato dagli agricoltori e dai cacciatori che, nel rispetto delle norme stabilite da una specifica delibera regionale (DGR. n. 551/2016) provvedono alla cattura e/o all’abbattimento.

Ricordiamo che, a seguito dell’approvazione della Legge Nazionale n. 116/2014, art. 11, comma 11 bis, la nutria non è più equiparata alle altre specie faunistiche ma è considerata alla pari dei ratti, talpe e topi, specie per le quali la gestione è finalizzata all’eradicazione o, comunque, al controllo delle popolazioni.

Questa modifica alla legge n. 157/92, norme per la protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio (cosìddetta legge quadro sulla caccia), ha creato non pochi problemi. Come prima diretta conseguenza ha escluso i danni, ingenti, causati dalla nutria dal possibile risarcimento che fino al giorno precedente all’emanazione della L. n. 116/2014 la regione concedeva agli agricoltori danneggiati.

Inoltre, con la Legge del 2014, oltre al mancato riconoscimento dei danni, è venuta meno la base giuridica necessaria per l’attuazione delle azioni di controllo. Per oltre un anno quindi non si è potuto fare alcuna azione di contenimento. Solo a fine 2015 il Parlamento è nuovamente intervenuto (Legge n. 221/2015) rimediando, almeno in parte, a quello che la Cia aveva considerato un grave errore compiuto con l’approvazione della richiamata L .n. 116/2014. La nuova norma ha specificato che gli interventi di controllo o eradicazione sono realizzati come disposto dall’articolo 19 della Legge sulla caccia.

In conclusione si è escluso il risarcimento dei danni, ma per il controllo della nutria si deve operare come si fa con tutte le specie di fauna selvatica. Come “evoluzione normativa” non ci pare un grande risultato!

Solo a seguito di quest’ultima modifica la regione è potuta intervenire approvando prima la DGR. n. 54/2016 e poi la DGR. n. 551/2016 che ha definito il piano regionale per il controllo della nutria.

Avere lo strumento normativo che permette il controllo non significa, però, avere risolto il problema. Anzi. Come noto l’abbattimento e/o la cattura non sono cose semplici. Occorre fare particolare attenzione a rispettare i vincoli e le condizioni richiamati dalla delibera, inoltre, un’errata coscienza ambientale e/o animalista fa si che si ripetano gli episodi di sabotaggio delle gabbie di cattura collocate sui percorsi che le nutrie solitamente fanno tra la loro tana, creata scavando nelle arginature dei tanti canali della nostra pianura, e i campi coltivati che forniscono la loro alimentazione.

In ultimo, fatto questo più rilevante, l’azione di controllo comporta l’impegno di tante persone, agricoltori e cacciatori, che a loro cura e spese devono percorrere chilometri per catturare o abbattere gli animali che sempre più numerosi infestano i nostri campi. Le disponibilità personali sono sempre più difficili da trovare, l’età media dei cacciatori è elevata e il loro numero progressivamente diminuisce. Inoltre, i costi sostenuti raramente trovano un qualche parziale ristoro.

La nutria è, quindi, un grave problema che si è aggiunto ai tanti altri, vecchi e nuovi, e che grava sulle spalle e sulle tasche degli agricoltori.

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