Pomodoro: c’è la quantità ma la qualità è inferiore - Agrimpresaonline Webzine

Pomodoro: c’è la quantità ma la qualità è inferiore

Settembre 2014

Sono oltre 6.600 gli ettari di pomodoro coltivati nel ferrarese nel 2014, circa il 13% in più rispetto al 2013. Segno che questa coltura rappresenta ancora un caposaldo dell’agricoltura del territorio, anche se negli ultimi anni la produzione è stata decisamente messa alla prova dall’andamento climatico.

Prima il caldo torrido del 2012, poi gli eccessi di pioggia della primavera del 2013 che rese difficilissimi i trapianti e di nuovo, precipitazioni intense, sbalzi di temperatura ed un’estate con un andamento climatico anomalo in questo 2014.
A fare il punto sui risultati in termini di produzione e qualità è Nino Rocchi, produttore di Cia Ferrara e vicepresidente dell’O.P Ferrara s.r.l che associa le aziende produttrici del territorio, per un totale di 2.500 ettari investiti a pomodoro.

“Per fare un resoconto della campagna di raccolta del pomodoro occorre, ancora una volta, parlare del clima. Un’estate climaticamente non favorevole per eccesso idrico e sbalzi termici, che ha compromesso, almeno in parte, le varietà precoci e ha reso difficile la raccolta stessa del prodotto, per l’impossibilità di entrare in campo nel momento giusto. L’andamento climatico ha provocato malattie fungine, casi di peronospora e poi marciume e sovramaturazione, anche se poi la raccolta delle varietà più tardive ha consentito di recuperare in quantità. La media produttiva si è così attestata sui 700 q per ettaro, cifra che non consente certo forti marginalità ma di coprire comunque i costi di produzione. Altro discorso – continua Rocchi – va fatto per la qualità del prodotto con un grado Brix basso che si è fermato in media a 4,70, circa il 15% in meno rispetto a una gradazione soddisfacente che dovrebbe essere almeno di 5,5. Questo risultato è naturalmente andato ad incidere anche sulla plv (Prodotto lordo vendibile) e dunque sul reddito delle aziende. Per quello che riguarda, invece, il prezzo concordato di 92€ a tonnellata, si tratta di una quotazione discreta per gli agricoltori, ma eccessiva per l’industria. Alle aziende di trasformazione una tonnellata di pomodoro italiano compreso il trasporto arriva a costare 100 €/t, mentre i pomodori spagnoli, ad esempio, costano sugli 80€/t. Ecco allora la tendenza a orientarsi sull’estero, dove le aziende sono in grado di mantenere costi di produzione più bassi – energia e costo del lavoro sono inferiori – e i prezzi conseguentemente più competitivi. Certo – conclude Rocchi – il nostro distretto del pomodoro può distinguersi per il livello qualitativo ed è sicuramente questa la strada da perseguire nei prossimi anni. Ma il Made in Italy vale per il prodotto fresco non per i prodotti semi-lavorati che l’industria poi utilizza per la preparazione di sughi, concentrati e innumerevoli altre preparazioni alimentari. In quel caso la qualità passa in secondo piano e si acquista da paesi che possono garantire un prezzo inferiore, a tutto discapito delle aziende agricole che rischiano di non recuperare i costi di produzione”.

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