Servizio di consegna a domicilio: una formula che punta alla stagionalità

Erika Angelini

Un’orticoltura non intensiva, che punta su stagionalità e qualità con l’obiettivo di arrivare al consumatore attento non solo al prezzo, ma alle modalità produttive e alla sostenibilità.
Emanuele Rossini, agricoltore imolese, coltiva in serra e in pieno campo orticole invernali ed estive scegliendo la formula della consegna a domicilio per arrivare con la sua qualità direttamente nelle case dei suoi clienti.

Una produzione orticola di precisione, che deriva dalla scelta di continuare a lavorare nel comparto agricolo ma in controtendenza rispetto all’azienda orticola di famiglia.

“Mio padre ha sempre coltivato ortaggi in modo industriale, soprattutto patate e cipolle. Poi, quattro anni fa, abbiamo deciso di cambiare radicalmente produzione, perché dopo trent’anni i terreni erano stanchi, i macchinari obsoleti e giustamente i miei genitori hanno deciso di passare il testimone. Così – spiega Rossini – ho scelto un’orticoltura di “precisione” che privilegia qualità, stagionalità e varietà. Attualmente riesco a lavorare tutto l’anno grazie ai prodotti in serra e a pieno campo e i miei clienti sono famiglie che vogliono prodotti prossimali, freschi a un costo che naturalmente non può essere quello del discount, ma che rimane sostenibile.
Nella vendita diretta il segreto è l’organizzazione e il vantaggio è che si tratta di un’attività che ti permette di programmare: sai cosa pianti, sai cosa raccoglierai, sai cosa vendi. Purtroppo, devo però segnalare che nell’ultimo anno in particolare, la crisi si è fatta sentire anche a livello di una clientela che comunque ha una buona consapevolezza di quello che arriva in tavola. Sia per me che per gli altri produttori di Imola che fanno questo lavoro, c’è stato un raffreddamento generale del mercato perché le persone hanno oggettivamente meno disponibilità economica, perdono potere d’acquisto e come conseguenza c’è una contrazione generalizzata dei consumi.

Un altro problema, ormai noto, che voglio ribadire – spiega l’orticoltore imolese – è il mito che dall’agricoltore non si debba spendere niente e che ‘Vado al supermercato e costa la metà’. Ma in realtà non è così semplice. perché anche se ci sono meno passaggi, la qualità ha un costo che va riconosciuto. Perché un conto è mangiare un prodotto che è stato coltivato a migliaia di chilometri e raccolto una settimana o dieci giorni prima, un altro è gustare un pomodoro o un cavolo che è stato raccolto la mattina stessa. Poi, certo, se è il prezzo la leva di mercato che porta all’acquisto è impossibile competere con alcune catene della Gdo, ma noi puntiamo a un target diverso. Chi compra da noi, infatti, magari adesso compra un po’ meno, ma resta fedele perché sa quello che mangia. Siamo ancora convinti della scelta di non produrre più in maniera industriale, perché crediamo in un’orticoltura di qualità, più umana, più sostenibile: non di nicchia, ma sicuramente diversa”.

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