Tares, Cia: “quadro normativo ancora caotico” - Agrimpresaonline Webzine

Tares, Cia: “quadro normativo ancora caotico”

Novembre 2013

“I rifiuti speciali agricoli, che vengono smaltiti a spese degli stessi agricoltori attraverso ditte specializzate, devono essere esclusi da tassazione

“Una forte azione di sensibilizzazione nei confronti delle Amministrazioni comunali in presenza di un quadro normativo ancora caotico”.

È ciò che intende fare la Cia a tutela dei diritti degli agricoltori e degli abitanti delle zone rurali, “non soffermandosi all’Imu, ma ponendo particolare attenzione alla nuova tassazione sui rifiuti: Tares e Tari”. I Comuni infatti possono prevedere riduzioni tariffarie nel caso di abitazioni rurali, oppure semplicemente poste in zone in cui non viene effettuato il servizio di raccolta.

“Inoltre – spiega la Cia – le aziende agricole producendo rifiuti speciali che vengono stoccati e smaltiti dagli stessi imprenditori a proprie spese, possono essere escluse da tassazione, a condizione che il produttore ne dimostri il trattamento secondo modalità conformi alla normativa vigente. Per quanto riguarda l’applicazione delle tariffe, spacci agricoli, cantine e locali dedicati all’agriturismo – aggiunge la Confederazione –  non possono essere equiparati a negozi, alberghi o ristoranti, poiché le attività svolte all’interno delle stesse devono restare complementari e connesse a quelle tipicamente agricole che devono rimanere prevalenti. Difatti, stagionalità, limiti dimensionali ed utilizzo di materie prime agricole, sono caratteristiche che nulla hanno a che vedere con i soggetti sopracitati, dove la clientela ricerca ed esige altro tipo di requisiti. Al contrario – prosegue la nota della Cia – l’ospite di un agriturismo è principalmente alla ricerca di un particolare ‘fattore umano’ in grado di offrire ospitalità, spontaneità e semplicità a diretto contatto con l’endemica e naturale (non ricercata) rusticità dei luoghi di soggiorno”.

I livelli di presenza di ospiti nell’arco dell’anno, spiega ancora la Cia, sono notevolmente inferiori rispetto agli esercizi di bar e ristorazione, “per effetto del carattere accessorio dell’ospitalità rispetto all’agricoltura (in concomitanza con gli impegni agricoli l’ospitalità deve essere ridotta o sospesa), della collocazione in campagna – conclude la Cia – che comporta minore visibilità e minore identificazione della sede di accoglienza con la località capoluogo, minore impegno promozionale e pubblicitario, sempre a fronte del preminente impegno agricolo”.

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