Tecnologia digitale e agricoltura 4.0 alla portata di tutte le imprese, ma serve formazione adeguata - Agrimpresaonline Webzine

Tecnologia digitale e agricoltura 4.0 alla portata di tutte le imprese, ma serve formazione adeguata

Intervista ad Alessandro Malavolti, presidente di Federunacoma

di Claudio Ferri

Presidente, tra le conseguenze negative della pandemia c’è stato un rincaro generale delle materie prime. Questo fattore quanto inciderà sui listini delle macchine agricole?

La pandemia ha avuto forti ripercussioni sul trasporto e lo stoccaggio delle merci, e questo elemento non soltanto pesa sul business ma tende a modificare la geografia stessa dei mercati che, dall’essere globali, si vanno “regionalizzando” cioè tendono a chiudersi all’interno di aree contigue dove più facile è il reperimento e il trasporto delle merci. Il costo dell’energia e delle materie prime è un problema che si aggiunge, e che dipende da un complesso di fattori. Il forte rincaro delle materie ferrose – fondamentali per la produzione di macchine e attrezzature agricole – dipende in buona parte dalla riduzione dell’export di acciaio e laminati dalla Cina, che rappresentava un grande fornitore per i mercati internazionali e che ora tende a convogliare le forniture verso l’industria nazionale per soddisfare una domanda interna crescente. Il costo delle materie ferrose è cresciuto anche del 100% e questo preoccupa molto il nostro settore, che sino ad oggi è riuscito a calmierare gli aumenti riducendo i propri margini economici. La situazione ora non è più sostenibile dalle aziende, e dal prossimo anno si rischiano purtroppo aumenti sui listini anche a due cifre.

In termini generali quali sono le tendenze dei costruttori riguardo a tecnologie e dispositivi che si adeguano ai principi di sostenibilità ambientale.

Il nostro settore è all’avanguardia nello sviluppo di sistemi che conciliano la produttività con la sostenibilità ambientale. Gli indirizzi politici più recenti – penso al Green Deal europeo, al Next Generation alla stessa Politica agricola comunitaria – pongono in modo sempre più vincolante il tema della sostenibilità e dell’uso razionale delle risorse, ma il nostro settore si confronta da almeno vent’anni con le problematiche dell’impatto ambientale. Dalla fine degli anni Novanta l’industria della meccanica e della componentistica per l’agricoltura ha sviluppato soluzioni per ridurre gli stress sui terreni, contenere la diffusione di prodotti chimici e diminuire le emissioni gassose, con la realizzazione ad esempio di pneumatici a sezione allargata, di attrezzi per l’aratura superficiale, di tecnologie per la semina su sodo, di impianti avanzati per l’irrigazione, macchine per i trattamenti sempre più sofisticate e selettive e ovviamente tecnologie motoristiche ad emissioni ridotte. La svolta ecologica di questi ultimi anni, insomma, non ci trova impreparati, ed anzi – ancor più con l’impiego di sistemi elettronici 4.0 – la meccanica agricola è davvero lo strumento fondamentale per la sostenibilità delle produzioni agricole.

Biodiesel, se n’è parlato tanto negli anni scorsi ma ora la percezione è che si sia in una fase di stallo, o sbaglio?

Per il biodiesel il problema non riguarda la qualità del combustibile, ma le condizioni economiche complessive. Come noto si è aperto già da tempo un dibattito sull’opportunità anche etica di coltivare prodotti che avrebbero una destinazione alimentare per convogliarli invece verso l’industria dei combustibili. È materia in evoluzione, ma tutto quello che serve a ridurre la dipendenza dai combustibili fossili è più che mai attuale e meritevole d’attenzione. Grande rilievo hanno invece assunto, in questi anni, le bioenergie ricavate dai residui delle lavorazioni agricole, agroindustriali e forestali, che possono produrre energia termica ed elettrica. Gli impianti per la conversione in gas delle deiezioni zootecniche hanno rendimenti energetici molto alti e possono coprire una quota consistente del fabbisogno energetico delle aziende agricole. Complessivamente si stima che già oggi l’energia da biomasse possa coprire una quota superiore al 10% del consumo energetico del Paese, ma le filiere bioenergetiche hanno bisogno anch’esse di meccanizzazione specifica…

Motori elettrici, soluzioni alternative ai carburanti convenzionali: come vede il futuro della meccanizzazione in una ottica ‹green›?

I motori delle macchine agricole si sono adeguati a normative comunitarie sempre più stringenti, ed oggi il problema delle emissioni in agricoltura è davvero ridotto al minimo. Nondimeno, la nostra industria cerca standard sempre più alti e guarda ai motori elettrici esattamente come il settore dell’automotive. Nelle macchine per il giardinaggio i sistemi a batteria sono già molto diffusi per l’efficienza che hanno raggiunto e per la facilità d’uso, mentre in agricoltura rimane il problema di ottenere le potenze elevate che sono richieste. Le case costruttrici hanno già modelli ibridi ed anche motori totalmente elettrici, ma la diffusione su ampia scala sarà possibile proprio con l’acquisizione di motori di alta potenza, adatti alle lavorazioni più impegnative.

L’agricoltura di precisione ormai è consolidata nei campi, anche se per le molte unità poderali della Penisola, di dimensioni modeste, è di difficile applicazione, oltre a rappresentare una voce di costo importante: il contoterzismo è l’unica soluzione per queste realtà o è ipotizzabile pensare ad una tecnologia più accessibile economicamente?

Le tecnologie per l’agricoltura di precisione sono sempre più accessibili perché l’ampliamento del mercato – e i sistemi 4.0 sono effettivamente in grande crescita grazie anche agli incentivi pubblici – consente di abbassare il costo delle tecnologie. In un primo tempo i sistemi di precisione erano presenti solo su mezzi meccanici particolarmente evoluti, quelli in possesso dei contoterzisti o delle imprese agricole di grandi dimensioni che potevano ammortizzarne il costo. Oggi l’agricoltura di precisione si rivolge ad ogni tipologia di azienda, e in particolare a quelle che realizzano produzioni specializzate e ad alto valore aggiunto. Il problema vero è, più che il costo delle tecnologie, l’uso efficiente delle stesse. I sistemi digitali e telematici di nuova generazione hanno un importante ritorno economico se l’azienda agricola è in grado di utilizzarli con competenza e di combinarli in un sistema di gestione informatica bene integrato. Sotto questo profilo c’è molto lavoro da fare anche sul fronte della formazione. L’agricoltura ha bisogno di una nuova generazione di tecnici, e anche la formazione scolastica dovrà adeguare i programmi e il modo di fare didattica.

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