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Tecnologia e sostenibilità

FranciaStefano

Stefano Francia, Presidente Cia Emilia Romagna

Non c’è agricoltura moderna senza meccanizzazione. La dotazione di mezzi nelle imprese agricole è un elemento imprescindibile che agevola i produttori e consente operazioni colturali più precise, risparmi energetici e migliora le produzioni. L’investimento e l’impegno economico è elevato, ma non è più possibile impostate un progetto imprenditoriale senza un’adeguata attrezzatura meccanica. I supporti economici forniti dalle istituzioni sono, sì, un incentivo, specialmente per i giovani agricoltori, ma i costi sono elevati, come lo è il carburante da alcuni mesi a questa parte.

Difendersi da un contesto europeo in cui le nuove direttive comunitarie prevedono il taglio della chimica, l’impiego di tecnologie poco energivore e a basso impatto ambientale, diventa un esercizio difficile, talvolta impossibile.
L’agricoltura 4.0 è una buona via d’uscita, ma non può essere l’unica. Prendo come esempio la semina su sodo, metodo da tempo adottato dalle imprese agricole, che si propone come sistema di coltivazione, a mio avviso, sostenibile perché minimizza l’impatto ambientale, aumenta la redditività aziendale, riduce e semplifica il carico di lavoro.
Essendo una tecnica «energy-saving», permette di ridurre i consumi di combustibili fossili e di fertilizzanti, nonché il consumo di macchine ed attrezzi agricoli. In più, abbinata ad una specifica gestione dei residui colturali e degli avvicendamenti, ha la capacità di trasformare i terreni agrari in accumulatori di carbonio, con importanti risvolti in termini di fertilità dei suoli e di mitigazione dell’effetto serra.

La semina diretta, detta anche ’no till’, è un sistema di coltivazione che si basa sull’assenza di qualsiasi tipo di lavorazione meccanica del terreno. Insomma, è una tecnica di agricoltura conservativa.
Rispetto alle forme convenzionali di coltivazione, infatti, (quelle che prevedono lavorazioni preliminari del terreno come arature, fresature, erpicature), lascia il terreno indisturbato e contribuisce alla sua naturale strutturazione, all’accumulo di carbonio organico, alla riduzione dei fenomeni di erosione e desertificazione, alla migliore gestione delle risorse idriche. I vantaggi sono molteplici perché, oltre ad offrire rese paragonabili a quelle dei sistemi tradizionali di coltivazione, riduce la «pressione» esercitata dall’agricoltura sul sistema «suolo» ed i consumi energetici diretti (carburanti e ammendanti) ed indiretti (consumo delle macchine e degli attrezzi) e, con essi, le emissioni di Co2 derivanti dalle pratiche agricole.

Questa tecnica necessita di un supporto che viene dalla chimica, dallo studio di molecole non invasive che permettono di contenere l’impiego di forza motrice, spesso più impattante.
Non vanno, quindi, criminalizzati questi mezzi tecnici, qualora assicurino garanzie di efficacia e innocui per ambiente e persone: in questo campo la ricerca scientifica ha fatto passi da gigante e il connubio macchina/chimica pulita rappresenta un modello produttivo da non trascurare.

È su questo solco in cui si muove Cia-Agricoltori Italiani e i giovani imprenditori agricoli di Agia che ad Eima International, l’esposizione internazionale delle macchine per l’agricoltura e il giardinaggio, lanciano la sfida per “La transizione ecologica e digitale” attraverso “Innovazione, Tecnologie e Persone”.

Alla rassegna di BolognaFiere (dal 9 al 13 novembre prossimi) sono stati, infatti, programmati numerosi appuntamenti su questo tema, promossi e messi in agenda per la ‘cinque giorni’, così come riportato su questo numero di Agrimpresa.

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