Un’annata che può compensare le perdite di quelle precedenti - Agrimpresaonline Webzine

Un’annata che può compensare le perdite di quelle precedenti

pomodoro da industria

Erika Angelini

Soddisfatti i produttori che ora hanno lo sguardo rivolto al prossimo contratto

FERRARA – “Non è solo un’annata buona per il pomodoro da industria, è un’annata storica a livello di produzione e qualità”, spiega Giuliano Costa, produttore di pomodoro di Longastrino nell’Argentano, una delle più vocate del territorio.

A parlare sono i numeri: la media per ettaro si attesta sugli 850 quintali a fronte dei 738 q/ha del 2020. La qualità, con un indice qualitativo vicino a 100 che definisce un pomodoro con un colore e una pezzatura praticamente “perfetti” per la lavorazione industriale, è eccezionale.

“Sicuramente il 2021 – continua Costa – è un anno da segnare sul calendario, innanzitutto per la produzione, grazie alla possibilità di irrigare e alle temperature miti fino a novembre che hanno reso molto abbondante la quantità di pomodoro tardivo. Anche il prezzo ci soddisfa rispetto agli anni scorsi quando eravamo penalizzati dalle classificazioni dell’industria che spesso rendevano la cifra concordata una chimera, mentre quest’anno siamo sostanzialmente al prezzo deciso a inizio campagna di oltre 90 euro.
Diciamo che la buona marginalità del 2021 va a compensare le perdite, più o meno consistenti, delle annate precedenti che, ricordiamo, non hanno quasi mai premiato i produttori.
A fronte di queste note sicuramente positive occorre pensare già alla campagna 2022 che potrebbe riservare soprese non altrettanto positive. Siamo infatti preoccupati che la superproduzione generi troppe scorte e questo possa influenzare la determinazione del prezzo per il prossimo anno.
Inoltre c’è l’aumento costante dei costi di produzione, concimi, gasolio, mezzi tecnici, fino alle manichette per l’irrigazione che deriva da quello, ben noto, delle materie prime, soprattutto energetiche. Un contesto in continua evoluzione – conclude Costa – che non ci deve far sedere sugli allori e può portare a scenari ben diversi.
Conti alla mano, nel 2021 produrre un ettaro di pomodoro ci è costato circa 5.500/5.800 €/ha e il ricavo medio previsto è di 7.200/7.500, quindi ci sarà una buona marginalità. Con l’attuale aumento delle materie prime produrre un ettaro di pomodoro nel 2022 costerà fino a 1.800 euro in più e, ammesso che ci sia un’annata buona come questa, si porterà via tutto il margine.
Se, invece, si tornerà nella media generale del territorio, allora i produttori andranno in perdita. Sono numeri che si dovranno tenere ben presenti quando andremo, speriamo già a gennaio, a concordare il prezzo che non potrà che tenere conto degli esorbitanti aumenti delle materie prime”.

La situazione è positiva anche dal punto di vista dell’industria di trasformazione, come spiega Vittorio Rocchi, direzione aziendale della società “Le due Valli” di Ostellato.
“Un grado Brix medio di 4.85, una campagna di raccolta con rese eccezionali e un’ampia disponibilità di pomodoro tardivo, ci hanno consentito di prolungare la trasformazione senza fermare gli impianti e ottenere trasformati di alta qualità da una materia prima ottima. Anche a livello di richiesta di mercato siamo tornati a quello che, posso definire, un equilibrio pre-pandemia.
Nel 2020, infatti, abbiamo avuto una forte contrazione dei formati più grandi destinati al canale Horeca perché, chiaramente, hotel, ristoranti e mense sono stati chiusi per lunghi periodi e un incremento di richiesta per i formati piccoli destinati al canale retail, in particolare alla grande distribuzione.
Adesso, la richiesta di tutti i canali è sostenuta, il sistema è ripartito in maniera abituale e, al netto dell’imprevedibilità di una situazione sanitaria che purtroppo abbiamo imparato a conoscere fin troppo bene, siamo fiduciosi che la commercializzazione continuerà con il segno positivo. Il trend ci dice che la pasta condita con una passata di pomodoro di qualità rimane un must-have sulle tavole degli italiani, anche perché si tratta di due prodotti nutrienti ma dal costo contenuto, che possono ‘salvare’ il pranzo o la cena delle famiglie messe in crisi dalla pandemia”.

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