Zootecnia da carne in calo in tutta la Penisola - Agrimpresaonline Webzine

Zootecnia da carne in calo in tutta la Penisola

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Claudio Ferri

Le produzioni animali della penisola rappresentano quasi la metà del valore dell’agroalimentare nazionale. Il solo settore della carne (bovina, suina e avicola) genera un giro d’affari di circa 30 miliardi di euro. In particolare, la carne bovina costituisce in valore il 44% e in volume il 33% dell’intero comparto.

Oggi, ci sono circa 140 mila aziende nazionali specializzate nell’allevamento bovino, soprattutto in Veneto (16% dei capi), Piemonte (17%), Lombardia (11%) e Sicilia (9%) che danno occupazione a più di 150 mila persone e presidiano il 40% del territorio rurale.

Se in Emilia Romagna è la bovina Romagnola la razza autoctona da carne più conosciuta, nelle Marche è il Vitellone bianco dell’Appennino Centrale a Indicazione geografica protetta che ben rappresenta la regione.
Si tratta di due eccellenze produttive apprezzate dai consumatori. Gli allevatori di soggetti da carne in Emilia Romagna sono 2.370 per un totale di oltre 85.600 esemplari.

Sono collina e montagna le aree in cui la zootecnica da carne rappresenta una risorsa importante per le imprese che garantiscono il presidio del territorio. Purtroppo, il numero di capi di ‘Romagnola’ sono in continuo calo.

In un recente convegno sugli allevamenti bovini e sulla sostenibilità, il presidente dell’associazione Oicb, Organizzazione Interprofessionale per la Carne Bovina, Matteo Boso, ha riportato i dati elaborati dal professor Bruno Ronchi, presidente del Comitato Consultivo ‘Allevamenti e prodotti animali’ dell’Accademia dei Georgofili.

“Da questo studio – dice Boso – emerge che gli allevamenti italiani hanno ridotto del 40% le emissioni di metano, il principale gas serra della zootecnia. Anche sulla quantità di acqua, così preziosa, necessaria per produrre 1 kg di carne, risulta che per l’87% è costituita da ‘green water’, ovvero acqua piovana utile alle coltivazioni”.

Nel vasto scenario dell’informazione, è necessario che questi dati, basati su criteri di rilevamento scientifici, siano portati all’attenzione dell’opinione pubblica e dei consumatori “perché – aggiunge Boso – siamo stanchi di essere tacciati come gli inquinatori del Pianeta”.

Nonostante sia un settore strategico e che abbia compiuto enormi passi avanti sulla strada della sostenibilità, arrivando a pesare appena il 5,2% sul totale delle emissioni di CO2 che si riversano sull’ambiente, “deve ancora difendersi da visioni allarmistiche e messaggi fuorvianti non suffragati dai dati che incidono negativamente sulla filiera e sui consumatori – osserva la Cia -. Gli allevatori, invece, sono pronti a cogliere la sfida del Green Deal europeo: chiedono solo strumenti e risorse adeguate per affrontare la transizione verde puntando su innovazione, ricerca e nuove tecnologie, con l’obiettivo di impattare sempre meno sul clima, ma tutelando al contempo competitività, reddito e qualità”.

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