8 marzo: una fotografia di oggi dell’impresa al femminile - Agrimpresaonline Webzine

8 marzo: una fotografia di oggi dell’impresa al femminile

Marzo 2014

RAVENNA – Il Gruppo dirigente della provincia Cia di Ravenna è appena stato rinnovato con molte donne. In occasione del prossimo 8 marzo, Festa della Donna, raccogliamo alcune loro impressioni e pareri.

Alla domanda: le imprese agricole femminili nella nostra provincia stanno aumentando di anno in anno, ritieni che questo fattore sia determinato solo dalla crisi che si verifica maggiormente in tutti gli altri settori o pensi che l’agricoltura rappresenti una prospettiva appetibile di lavoro? Incoraggeresti un giovane a investire in questo settore?

Alma Lega (imprenditrice di Faenza) risponde: “a chi inizia questa attività e ha voglia di fare, il lavoro certamente non manca, visto che oramai la manodopera agricola è diventata un lusso. Personalmente ritengo che intraprendere questa strada non sia facile per chi non è dell’ambiente, ma sicuramente ad un giovane volenteroso, seriamente motivato e pronto a fare sacrifici consiglierei di investire in agricoltura, settore che indubbiamente oggi più degli altri offre delle prospettive per chi ha queste caratteristiche”.

Dello stesso parere è la Dott.ssa Pamela Scardovi di Lugo che con la famiglia conduce un’azienda zootecnica di oltre 200 bovini da latte, la quale aggiunge però: “sarei meno propensa ad incoraggiare una giovane ad intraprendere questa strada, in quanto per noi imprenditrici agricole la maternità non esiste nemmeno sulla carta. Io ho due bambine molto piccole e per me è stato difficile vivere la maternità sia durante la gravidanza che dopo. A differenza delle madri lavoratrici dipendenti noi non riceviamo remunerazioni mensili, bensì un compenso forfettario qualche mese dopo la nascita, di importo notevolmente inferiore alle 5 mensilità percepite da un’operaia. Nel mio caso il post-partum è durato solo la permanenza in ospedale, poi ho dovuto ricominciare subito a lavorare, a discapito dell’allattamento. Per noi imprenditrici agricole non ci sono né strutture né aiuti economici (l’assegno familiare mensile è di 8 euro a figlio, quando un pacco di pannolini ne costa 9/10).

Alla domanda: ritieni che le peculiarità e l’approccio femminile costituiscano un valore aggiunto per intraprendere un’attività lavorativa nel nostro settore?

È parere unanime di tutte le intervistate che in agricoltura l’essere donna è un valore aggiunto, una risorsa per introdurre nuove idee. Da ultimo abbiamo chiesto alle associate Cia se la loro professione è stata dettata dal caso (dalla condizione familiare) o è stata frutto di una loro scelta? Tutte hanno risposto che, per motivi diversi, si sono ritrovate nel settore, ma per scelta e convinzione si sono appassionate ai valori dell’impresa, ereditati dai familiari e che intendono a loro volta trasmettere alle generazioni future attraverso i figli.

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