Carbon farming e sequestro del carbonio: gli obiettivi da raggiungere nel 2030 - Agrimpresaonline Webzine

Carbon farming e sequestro del carbonio: gli obiettivi da raggiungere nel 2030

dossier carbonio

Barbara Di Rollo, dipartimento Sviluppo agroalimentare e territorio, Cia – Agricoltori Italiani

La Commissione europea ha presentato il 15 dicembre del 2021 la comunicazione sui cicli sostenibili del carbonio, che racchiude sia contenuti su assorbimenti naturali di Co2 dall’atmosfera, sia su metodi di assorbimento meccanico (tecnologia Ccs).

L’Unione europea, nel perseguire gli obiettivi che si è data col Green Deal, sta cercando di ridurre le emissioni inquinanti e lavorare sulla mitigazione attraverso maggiori assorbimenti (310 milioni di tonnellate dovranno essere assorbite al 2030 secondo il prossimo Regolamento Lulucf, se verrà confermato dai triloghi che inizieranno a breve tra Consiglio e Parlamento, i colegislatori dell’Ue).

Come ultimo passaggio la Commissione, in seguito alle consultazioni avviate proporrà, a fine 2022, un meccanismo per la certificazione degli assorbimenti del carbonio, che servirà per regolare i mercati volontari del carbonio sul suolo europeo, creando un sistema di regole armonizzato in Ue.

Il carbon farming quindi sta per essere avviato a livello europeo in modo strutturale e non più frammentato a livello di Stati membri, ma si è proprio agli inizi. A livello globale e comunitario ci sono moltissimi esempi di schemi che si stanno sviluppando. Tuttavia, nello scenario globale, l’Ue sembra l’unica entità (l’unico continente, verrebbe da dire) che sta portando avanti questo modello di business cercando di costruire una struttura solida per la costituzione di mercati volontari armonizzati, probabilmente anche per accelerare sul dibattito climatico internazionale della Cop (Conference of Parties, la riunione annuale dei Paesi che hanno ratificato la Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici) e cercare di convincere i grandi Paesi emettitori a compiere passi più coraggiosi nelle proprie azioni di mitigazione climatica.

Parlando della differenza nel valore dei crediti legati agli assorbimenti e la durata dei contratti, occorre dire che i prezzi dei crediti sono molto variabili e creano complicazioni di concorrenza tra imprese. Inoltre, ugualmente possono essere stabiliti contratti di assorbimento più lunghi (decennali) o per periodi più brevi (3-5 anni in media circa).
Infine, anche se al momento i mercati del carbonio sono solo volontari, non è detto che non vi sia in futuro un sistema regolatorio simile a quello dell’Ets.
Quanto ai mercati volontari ce ne sono molti, spinti dalle esigenze delle imprese di investire in attività benefiche e per dare evidenza delle proprie attività a livello sociale/ambientale.

Purtroppo, scontano alcuni problemi, a partire dalla giusta remunerazione di chi li produce (a dispetto della parte relativa alle transazioni) od anche più banalmente per la moltitudine di attività che possono rientrare in questa forma di generazione di benefici, per finire alla solidità dei metodi di certificazione.
Il risultato (almeno in Italia) è che c’è stato un arresto di questo tipo di mercati che pure avevano avuto un buono slancio negli anni passati. Anche a livello istituzionale ci sono stati progetti interessanti finanziati dall’Ue, ma i risultati non sono poi stati messi in pratica (progetto carbonmark).

Ritengo che i mercati volontari evidenzino pregi e limiti di un sistema che, se non opportunamente supportato dalla «regolamentazione pubblica», non potrà trovare la via maestra per integrare anche la parte agricola e forestale nella sfida sul clima.
Pertanto, se passi avanti andranno necessariamente fatti, affinché chi ha la possibilità di fare «assorbimenti» non verrà messo in gioco e adeguatamente remunerato per questa attività, difficilmente riusciremo nell’obiettivo di «compensare» le emissioni antropogeniche, che ovviamente non saremo in grado di comprimere e limitare ulteriormente.

Va da sé che l’impiego di tecnologie e l’ulteriore diminuzione delle emissioni sono la condizione minima affinché i settori agricolo e forestale riescano a mantenere i livelli di sicurezza alimentare e fabbisogno di biomassa, nonché servizi ecosistemici essenziali di cui la popolazione ha bisogno e che, contemporaneamente, possano assumere anche il ruolo di supporto al mantenimento del clima come da tutti auspicato.

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