L’enoturismo emiliano romagnolo ora ha il quadro normativo

enoturismo
Possono esercitare l’attività le aziende che coltivano vite, commercializzano e producono vino

Enoturismo: è stato definito il quadro normativo per gli operatori, un’attività che per molte aziende vitivinicole può rivelarsi un’interessante opportunità di integrazione del reddito e che ora la Regione Emilia Romagna, nella scia di un decreto ministeriale del 2019 che per la prima volta ha varato linee guida e indirizzi per regolamentare l’accoglienza in cantina, intende promuovere. In tal senso, ha emanato un provvedimento che detta requisiti e standard minimi da rispettare per chi intende iniziare l’attività.

Le attività previste: visite guidate nei vigneti e in cantina
Per enoturismo, si spiega nel provvedimento, si intendono le attività finalizzate a far conoscere e valorizzare le aree ad alta vocazione vitivinicola e le produzioni di pregio, con visite guidate nei vigneti, in cantina e nei luoghi dove sono esposte le attrezzature per la coltivazione della vite e le produzioni enologiche, nonché le iniziative di carattere culturale, didattico e ricreativo rivolte, ad esempio, a scolaresche, comitive e gruppi organizzati.
Accanto a queste attività di carattere prettamente informativo e/o formativo, trovano spazio anche momenti dedicati alla degustazione delle produzioni aziendali, magari in abbinamento con alimenti tipici preparati in casa e pronti al consumo come pane, formaggi e salumi, anche elaborati o trasformati altrove, purché siano serviti freddi, per non ingenerare equivoci con la ristorazione. Ovviamente, è prevista anche la vendita diretta del vino.

I requisiti per dedicarsi all’enoturismo
Possono dedicarsi all’enoturismo le aziende agricole iscritte al Registro delle imprese delle Camera di commercio e all’Anagrafe regionale che coltivano la vite e che trasformano e commercializzano direttamente le proprie produzioni, oltre alle imprese agroindustriali che svolgono attività di trasformazione e commercializzazione di prodotti vitivinicoli con uva acquistata in prevalenza da terzi. È il caso di molte grandi aziende cooperative e private.
Per avviare un’attività enoturistica basta presentare una segnalazione certificata di inizio attività (Scia) nel Comune dove si trova l’azienda. Un’autocertificazione a costo zero che non è soggetta ad approvazione.
Le aziende che intendono dedicarsi all’enoturismo, magari in abbinamento con l’agriturismo, dovranno poi esporre nelle vicinanze un’apposita cartellonistica con tanto di logo ufficiale della Regione Emilia Romagna e quello identificativo dell’accoglienza enoturistica, oltre all’indicazione degli orari di apertura, la tipologia del servizio offerto e, per gli ospiti stranieri, le lingue parlate. D’obbligo anche un sito web o una pagina internet in cui saranno riportate le informazioni principali e le indicazioni stradali per raggiungere l’azienda.

Criteri per svolgere l’attività enoturistica in Emilia Romagna
A seguito dell’approvazione della Delibera di Giunta n. 2355 del 22 novembre 2019 la Regione Emilia Romagna ha approvato le linee guida e indirizzi in merito ai requisiti per l’esercizio dell’attività enoturistica.

L’enoturismo persegue i seguenti obbiettivi:
la valorizzazione delle aree ad altra vocazione vitivinicola e delle produzioni viticole del territorio regionale, la qualificazione dell’accoglienza nell’ambito di un’offerta turistica di tipo integrato, la promozione dell’enoturismo quale forma di turismo dotata di specifica identità, la valorizzazione delle produzioni vitivinicole del territorio.

Possono esercitare l’attività:
imprese agricole che esercitano attività agricola di coltivazione della vite o che effettuano la trasformazione i prodotti vitivinicoli e la successiva commercializzazione delle proprie produzioni come attività connessa, imprese agroindustriali che svolgono attività di trasformazione e commercializzazione di prodotti vitivinicoli attraverso la prevalente acquisizione della materia prima da terzi.

Le aziende che intendono esercitare l’attività enoturistica devono possedere i seguenti requisiti:
essere iscritti alla Camera di Commercio, risultare iscritti alla Anagrafe delle aziende agricole, essere in possesso dei requisiti formativi o dell’attestato di frequenza ai corsi di formazione specifici, essere in possesso dei requisiti morali dimostrabili attraverso la documentazione antimafia.
Il requisito morale deve essere posseduto dal titolare della ditta nel caso di ditta individuale, da tutti i soci in caso di società di persone e da tutti gli amministratori nel caso di società di capitali.

Attività che rientrano nell’enoturismo
formative e informative rivolte alle produzioni vitivinicole del territorio, rganizzazione di degustazione e commercializzazione delle produzioni vitivinicole aziendali, anche in abbinamento ad alimenti freddi preparati dall’azienda stessa, anche manipolati pronti per il consumo nel rispetto dei requisiti igienico sanitari.
Queste attività devono essere svolte nel rispetto delle norme igienico-sanitarie, urbanistiche e di sicurezza a tutela degli ospiti realizzandole in strutture idonee all’accoglienza e con attrezzature adeguate.
Gli imprenditori che intendono accedere all’attività enoturistica devono essere in possesso di competenza e formazione per le attività informative, didattiche, culturali, ricreative e per le attività di degustazione e commercializzazione.
I corsi di formazione realizzati da organismi accreditati nell’ambito della formazione professionale devono avere una durata di almeno 15 ore, per lo svolgimento dell’attività enoturistica e di almeno 8 ore per quella di degustazione. Le competenze devono essere possedute dal titolare dell’impresa o dai familiari coadiuvanti, dai dipendenti dell’impresa o dai collaboratori esterni.

Il requisito è assolto se il personale addetto è in possesso di:
titolo studio ad indirizzo agrario (diploma e/o laurea), attestato operatore agrituristico, attestato operatore di fattoria didattica, attestato formazione sopra descritta, esperienza lavorativa triennale svolta presso aziende vitivinicole in qualità di addetto al vigneto o alla cantina, comprovata dall’iscrizione Inps o altra documentazione idonea (contratti di lavoro, busta paga, etc.)
Per avviare l’attività enoturistica l’azienda deve presentare la Scia (Segnalazione di inizio attività) attraverso lo Sportello unico delle attività produttive (Suap) del Comune nel quale è svolta principalmente l’attività. Al momento della presentazione di questa, l’azienda deve essere in possesso di tutti i requisiti previsti dal Decreto ministeriale e devono essere rispettate tutte le prescrizioni in materia edilizia, urbanistica, ambientale, igienico-sanitaria, sulla destinazione d’uso dei locali e le norme di sicurezza. Alla Scia dovrà essere allegata una relazione descrittiva dell’azienda, della cantina, degli spazi destinati all’attività e le planimetrie dei locali dove avviene la manipolazione, trasformazione somministrazione dei prodotti alimentari corredata dall’indicazione dell’attrezzatura presente.
Nella Segnalazione di inizio attività, l’azienda dovrà indicare il periodo di apertura al pubblico, ovvero apertura settimanale o stagionale prevedendo un minimo di tre giorni, tra cui possono essere compresi la domenica e giorni festivi e prefestivi.

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