Meloni, partenza sprint con qualche eccezione - Agrimpresaonline Webzine

Meloni, partenza sprint con qualche eccezione

meloni

Luca Soliani

MASONE (Reggio Emilia) – Oltre 9,5 chili pro-capite. È la quantità di meloni (secondo Ismea) che mangiano gli italiani durante il periodo estivo.

Nel nostro Paese sono coltivati su oltre 21mila ettari e rappresentano la terza specie orticola per superficie, dopo il pomodoro e il carciofo (fonte Istat). In Emilia Romagna, al melone sono dedicati circa 1.500 ettari e la produzione supera le 40mila 115 tonnellate.

Facendo una media dell’ultimo lustro, sul territorio ferrarese se ne contano 610 ettari, seguono Modena (380), Reggio (250), Bologna (120). L’export rappresenta in media circa il 7% (34mila tonnellate) della produzione nazionale ed è destinato essenzialmente verso i Paesi dell’Unione europea, Germania in testa. A livello mondiale, la Spagna detiene il primato come maggior Paese esportatore seguito da Guatemala, Brasile e Honduras. L’Italia è al quindicesimo posto.

Benjamin Franklin sosteneva che “uomini e meloni sono difficili da conoscere”. E, forse, non aveva ancora visto nulla. Cambiamenti climatici, malattie e assalti della fauna assediano il frutto tipico dell’estate (insieme all’anguria) rendendo ogni annata molto differente dall’altra.
E allora viene spontaneo chiedersi: come sarà la stagione 2021?

Ne abbiamo parlato con Giacomo Gardinazzi, storico coltivatore reggiano che lavora la terra insieme al figlio Yuri.

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“I consumatori sono molto attenti e chiedono prodotti dolci e profumati che, fortunatamente, sul nostro territorio certo non mancano. La mia produzione è destinata alla grande distribuzione e per la vendita diretta in azienda”


“La qualità è ottima e anche la quantità pare essere superiore rispetto al 2020 – inizia a spiegare -. La mia produzione è collocata in località Masone, dove i terreni sono ottimi per il melone e sono attraversati dai venti freschi che giungono dalle colline. I primi frutti sono pronti verso il 15 giugno e la produzione andrà poi avanti fino alla prima metà di settembre. Speriamo che il tempo ci assista”.

Nel 2020 alcuni imprenditori reggiani, ma non solo, avevano subito un significativo calo di produzione per l’invasione di arvicole che infestavano i campi a causa dell’inverno particolarmente asciutto. Quest’anno, il problema è scomparso. Ma le gelate e le fredde notti di aprile hanno, invece, causato notevoli problemi sui cosiddetti ‘meloni precoci’.
“La situazione non riguarda la mia produzione che arriva due settimane dopo la media – spiega Gardinazzi –, ma ho voluto capire cosa stesse succedendo sentendo alcuni colleghi. Mi hanno spiegato che i primi frutti non tenevano la maturazione: fuori sembravano indietro, ma dentro erano già pronti. E, una volta raccolti, andavano consumati entro massimo 48-72 ore. Sempre a causa delle basse temperature primaverili, anche la loro produzione ne ha risentito”.

Per quanto riguarda il mercato, dopo le incertezze iniziali, causate da un meteo certamente non estivo, ora la stagione sta entrando nel vivo. “Finalmente ci siamo – sottolinea -: grazie anche al clima, i consumi sono in crescita. La forbice dei prezzi ai produttori varia da 1 ai 2 euro al chilo, a seconda della tipologia, della qualità e del ‘confezionamento’ con ceralacca e bigliettino. I consumatori sono molto attenti e chiedono prodotti dolci e profumati che, fortunatamente, sul nostro territorio certo non mancano. La mia produzione è destinata alla grande distribuzione e per la vendita diretta in azienda dove consiglio il tipo di melone, retinati o lisci, a seconda di quando, e come, lo si vuole gustare. E devo dire che i riscontri sono davvero ottimi e di grande soddisfazione”.

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