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Nuove regole per vendere prodotti agricoli e alimentari

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Mirco Conti

Il Decreto legislativo n. 198/2021 nel recepire le novità della Direttiva Comunitaria in materia di pratiche commerciali sleali nei rapporti tra le imprese della filiera agricola e alimentare, ha sostituito la disciplina risalente al 2012, confermano l’obbligo di stipulare un contratto scritto per la cessione di prodotti agricoli e alimentari a difesa dei diritti dei produttori.

Lo scopo è di ridurre il divario tra le imprese agricole e i partner commerciali più grandi e potenti che cercano di imporre pratiche o accordi contrattuali a proprio vantaggio nelle operazioni di vendita.

I contratti di cessione per essere considerati conclusi, devono essere redatti obbligatoriamente mediante atto scritto stipulato prima della consegna dei prodotti ceduti, riportando: durata, quantità e caratteristiche del prodotto ceduto, prezzo, modalità di consegna e pagamento.

L’obbligo della forma scritta può essere assolto anche attraverso forme equipollenti quali: documenti di trasporto (ddt) o di consegna, fatture, ordini di acquisto con i quali l’acquirente commissiona la consegna dei prodotti. A tal fine, tuttavia, è necessario che tra le parti sussista un accordo quadro, contenente gli elementi contrattuali essenziali.

Restano tuttavia esclusi dall’ambito di applicazione del decreto:

  • le cessioni che non configurano una vendita: quali donazioni, permute, autoconsumi, ecc.;
  • le cessioni al consumatore finale (persona fisica che acquista beni agricoli o alimentari per scopi estranei alla propria attività imprenditoriale);
  • le cessioni in cui il pagamento del prezzo e la consegna del bene sono contestuali;
  • i conferimenti di prodotti agricoli o alimentari effettuati da imprenditori agricoli e ittici alla cooperativa di cui sono soci o ad organizzazioni di produttori.

Il Decreto prevede una durata dei contratti di cessione di prodotti agricoli e alimentari non inferiore a 12 mesi. Tuttavia, in casi particolari, le parti possono derogare a questo termine; un motivo di deroga espressamente previsto dalla norma è la stagionalità del prodotto commercializzato. Inoltre, è possibile derogare al termine minimo quando le parti decidano di farsi assistere dalle rispettive organizzazioni professionali di rappresentanza.

Il prezzo è determinato nel contratto, oppure è ammissibile l’inserimento di un prezzo determinabile in una fase successiva alla conclusione del contratto purché faccia riferimento a parametri oggettivi prefissati, quali i vari listini settimanali che tengano conto del tipo di bene oppure della sua qualità. Nei contratti è indispensabile inserire la quantità di prodotto venduto. Ci si può limitare a definire quantitativi minimi e massimi credibili, ovvero, in caso di accordo quadro rimandare ai successivi documenti di vendita.

Come già ricordato, è necessario che siano individuate le caratteristiche dei beni ceduti, sulla base degli elementi qualitativi e se si tratta o meno di prodotti deperibili (cioè che per loro natura, o nella fase di trasformazione, potrebbero diventare inadatti alla vendita entro 30 giorni dalla loro raccolta o produzione o trasformazione). La condizione di deperibilità del prodotto, è stabilita dal fornitore e rileva ai fini della scadenza di pagamento; infatti, il prezzo deve essere pagato entro 30 giorni per i prodotti deperibili e 60 giorni per quelli non deperibili.

Il termine di 30 o 60 giorni fissato per il pagamento, decorre dalla data di consegna del prodotto se il prezzo è determinato, ovvero dalla data in cui è stato determinato il prezzo in caso di prodotti con prezzo da determinare.

Il decreto legislativo 198/2021 elenca anche le pratiche commerciali sleali vietate, tra le quali sono annoverate le vendite sottocosto di prodotti agricoli ed alimentari, da consentire solo nel caso di prodotto invenduto a rischio di deperibilità, oppure di operazioni commerciali programmate e concordate con il fornitore in forma scritta.

Le violazioni degli obblighi contrattuali sono punite con sanzioni particolarmente gravose, ragguagliate al fatturato delle imprese coinvolte.

L’autorità nazionale di contrasto, deputata all’attività di accertamento delle violazioni e all’irrogazione delle relative sanzioni amministrative, è il dipartimento dell’Ispettorato Centrale della tutela della Qualità e Repressione Frodi (Icqrf), che nell’esercizio delle sue funzioni, può avvalersi dell’Arma dei Carabinieri e della Guardia di Finanza.

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