Stefano Calderoni, 33 anni, è il nuovo presidente della Cia ferrarese - Agrimpresaonline Webzine

Stefano Calderoni, 33 anni, è il nuovo presidente della Cia ferrarese

Gennaio 2015

FERRARA – Stefano Calderoni, 33 anni, ex assessore provinciale all’Agricoltura e imprenditore agricolo, è stato eletto presidente della Cia ferrarese il 22 gennaio, nel corso dell’assemblea provinciale della Confederazione.

Calderoni, che conduce un’azienda agricola a indirizzo orticolo a Mesola, succede a Lorenzo Boldrini, rimasto alla guida dell’organizzazione per oltre tre anni. La Cia di Ferrara cambia presidente ed evolve verso una nuova fase strategica di rilancio e innovazione per l’agricoltura e gli agricoltori del territorio. “Non un atto di discontinuità – spiega il presidente uscente Lorenzo Boldrini – ma una staffetta all’insegna della collaborazione, che punta a dare un nuovo volto all’associazione ed è il simbolo di quel ricambio generazionale necessario in tutto il settore”.
Molte le idee e i progetti contenuti nel documento programmatico del neo presidente, tra i quali ci sono quattro pilastri fondamentali che concretizzano sul territorio la nuova politica economico-sindacale della Cia ‘Il territorio come destino’.
“Il primo punto, davvero all’ordine del giorno – spiega Stefano Calderoni – è il reddito delle imprese agricole. Il loro fatturato continua a scendere gradualmente, mentre quello degli agricoltori francesi e tedeschi è aumentato in 10 anni del 63% (dati Eurostat). Questa disparità è dovuta soprattutto alla scarsa dimensione aziendale italiana, a una capacità imprenditoriale non adeguata e alla poca capacità di aggregazione. Per cercare di arginare il problema occorre meno frammentazione e la creazione di piattaforme commerciali più specifiche, una rete distributiva che sia distintiva e valorizzi i nostri prodotti sui mercati esteri. Importante, in questo contesto è il ricambio generazionale. Una nuova generazione di agricoltori che cambi la tendenza – negli ultimi 10 anni hanno chiuso il 30% delle aziende agricole – e scommetta sul futuro dell’agricoltura. Una scommessa che significa produrre colture ad alto valore aggiunto come ortofrutta, vino, miele, latticini all’insegna della qualità e multifunzionalità aziendale.

Ma la qualità – continua Calderoni – deve andare di pari passo con un tipo di agricoltura solidale e sociale che abbiamo definito, nei mesi scorsi, ‘etica’.
Questo concetto deve evolvere e diventare un vero e proprio patto commerciale tra produttori agricoli e consumatori. Ecco, allora, l’agricoltura a ‘Km etico’ che va decisamente oltre all’idea di agricoltura a Km 0.
Questa, infatti, è una minima parte della Plv agricola, la vendita diretta è solo il 3% e noi intendiamo occuparci anche del restante 97%. Per farlo occorre, appunto, un patto a “Km etico”: aziende aggregate inserite in una filiera corta ma non confinata in uno spazio territoriale, che producono in termini di sostenibilità, tracciabilità, rispetto dei lavoratori e che si impegnano a garantire qualità a un prezzo giusto.
Infine vorrei parlare del rapporto tra spazio rurale e urbano che deve essere virtuoso e di massima integrazione. Questo è possibile, innanzitutto, se le aziende e le persone nelle campagne hanno pieno accesso ai servizi, a partire dalla banda larga fino all’assistenza socio-sanitaria. Inoltre – conclude il neo presidente – gli agricoltori non possono continuamente subire scelte imposte da coloro che non vivono la ruralità. Se viene richiesto un contributo in termini di sostenibilità ambientale, se è vero che l’agricoltura è un ‘bene comune’, allora le scelte che ricadono sulle imprese debbono essere sostenute attraverso incentivi pubblici”.

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