Erika Angelini
Era stato annunciato e auspicato nei mesi scorsi e la raccolta di Santa Maria, William, Carmen ha finora confermato le aspettative: nel ferrarese è “ritornata” la pera. Certamente i volumi “storici” di dieci anni fa sono un lontano ricordo, considerando i numerosi estirpi – si stima un 30% in meno rispetto a 5 anni fa – e le oggettive reticenze a reinvestire. Quello che manca, però, è la richiesta da parte di un mercato in stallo che, di conseguenza, tende ad abbassare il prezzo, anche per il prodotto da industria.
“Un’annata discreta, a tratti buona rischia di essere nuovamente compromessa da dinamiche di mercato difficili – commenta Jennifer Felloni, produttrice di Formignana. Quest’anno le rese della William sono state sicuramente discrete, e anche per l’Abate che si è iniziata a raccogliere con un po’ di anticipo dopo il 20 agosto le produzioni sembrano buone, grazie alla presenza contenuta di cimice asiatica e di maculatura bruna che non è stata certamente debellata ma non ha provocato danni significativi. Per quello che riguarda i prezzi, il mercato per le pere estive è al momento – parliamo di fine agosto – piuttosto fermo, anche se le prime quotazioni dell’Abate a 1,30 sono discrete. I commercianti vorrebbero, in questo contesto, il prodotto a conferimento perché la richiesta è poca e questo crea incertezza.
Considerando l’aumento dei costi di produzione, anche per la super-irrigazione dovuta al clima torrido, servirebbero prezzi ben più alti per consentirci di fare reddito. Inoltre, permane il problema dell’enorme gap tra prezzo alla produzione e quello della pera sullo scaffale, che è almeno 4-5 volte superiore, indice di una speculazione che altera la richiesta stessa di prodotto perché alla fine il consumatore a quei prezzi non acquista, quindi la richiesta non c’è. Mi chiedo, allora: un anno non c’è il prodotto e c’è il prezzo, l’anno dopo ci sono le quantità ma il prezzo è speculativo, va bene la resilienza ma per quanto tempo potranno resistere le nostre aziende frutticole?”
Un parere del tutto simile quello di Sergio Tagliani, frutticoltore di Ferrara che sottolinea: “Sul fronte delle rese delle pere estive, anche considerando i volumi che entrano nella cooperativa dove conferisco, la varietà William segna un +100% degli ingressi, e anche altre varietà come Santa Maria e Carmen registrano incrementi tra il +50% e il +70%. Quindi il prodotto non manca, anche se sicuramente gli eventi estremi di luglio possono aver compromesso in parte la qualità. Il problema è che ci troviamo di fronte a una fase di forte stagnazione e grande cautela per l’intero comparto ortofrutticolo, non solo per le pere. Per dare un’idea della situazione, su circa 8.000 quintali di mele Gala entrati a metà agosto, ne sono stati commercializzati appena 500: volumi troppo modesti per fare listino. In generale per le pere quando si riesce a vendere nell’immediato, lo si fa a scatola chiusa o a prezzi che non sempre sono remunerativi.
Anche la William, destinata all’industria di trasformazione subisce la crisi, con quotazioni che possono arrivare anche al 70% in meno rispetto agli ultimi anni. Al momento, dunque, i principali operatori privati del ferrarese acquistano la merce con la formula del “prezzo da determinare”, preferendo puntare sulla conservazione in cella frigorifera in attesa di tempi migliori. Su questa cautela pesano sia le scorte ancora da smaltire, sia l’incertezza legata ai mercati esteri: in Paesi concorrenti come Belgio e Olanda si sono registrate temperature eccezionali fino a 40 gradi. L’intero settore è quindi in attesa di capire nei prossimi mesi quale sarà la tenuta e la qualità del prodotto Nord-Europeo per poter definire i reali equilibri commerciali della stagione”.



