
Gennaio 2015
R.A.
DALLA REDAZIONE – Nel comparto delle orticole biologiche il controllo della flora infestante rappresenta senza dubbio uno dei problemi di più ardua soluzione.
Le difficoltà sono dovute all’assenza di prodotti di origine naturale, al divieto d’impiego di diserbanti di sintesi, all’oggettiva complessità di contenere le malerbe facendo esclusivo ricorso a mezzi fisici e meccanici e alla imprescindibile esigenza di adottare soluzioni tecniche economicamente compatibili.
Per far fronte a queste problematiche agricoltori ed operatori del settore – soprattutto in Italia e in Spagna dove l’impiego rappresenta l’80% a livello mondiale – fanno sempre più ricorso alla pacciamatura per gli innumerevoli vantaggi di natura ambientale ed agronomica che possono garantire.
Oltre a contenere l’inerbimento, con evidente risparmio in termini di sarchiature e scerbature, si riduce la formazione di croste e spaccature superficiali e si impedisce la compattazione del terreno che, mantenendo intatta la sua struttura, si presenta così più soffice ed aerato. Inoltre, si limitano le perdite di acqua per evaporazione e di nutrienti per lisciviazione, creando condizioni più favorevoli allo sviluppo di piante ed apparati radicali, migliorando così l’uniformità della coltura e la qualità del prodotto in quanto i frutti, isolati dal suolo, sono più puliti e meno soggetti a marciumi.
I materiali pacciamanti tradizionali, in particolare quelli non degradabili, sono gravati da un non facile problema legato alla obbligatorietà di raccolta e successivo smaltimento. La rimozione dei film può avvenire manualmente o meccanicamente e deve essere successivamente accompagnata da interventi di riciclaggio (i film “esauriti” vengono considerati rifiuti speciali, quindi il loro riciclaggio prevede specifici interventi di lavaggio) o incenerimento. Entrambe le opzioni presentano costi rilevanti ed un effetto piuttosto impattante sull’ambiente. Da tempo, per far fronte a questi aspetti, Novamont spa ha lanciato sul mercato un materiale termoplastico (Mater Bi) biodegradabile come la cellulosa, ottenibile da amido di mais, frumento e patate, che può essere sostanzialmente trattato con le tecnologie utilizzate per la plastica; è compostabile ed atossico, inoltre in presenza di una adeguata umidità del terreno e grazie all’azione microbica viene degradato in acqua ed anidride carbonica.
Il Crpv di Cesena nel corso degli anni ha coordinato una attività di sperimentazione per saggiare l’efficacia del Mater Bi, sia per quanto riguarda la pacciamatura che per coperture maggiori, finalizzata alla valutazione delle sue peculiari caratteristiche quali la facilità di messa a dimora, resistenza agli agenti atmosferici, effettiva capacità di controllo delle infestanti, eventuale biodegradabilità, effetti su ciclo produttivo e rese della coltura, aspetti collegati ai costi. Ne è stata valutata la facilità di posa – per la stesura è stata usata una normale macchina per la pacciamatura – i danni subiti durante l’applicazione, come il degrado nel tempo della parte esposta, così come di quella interrata, le lesioni e la resistenza allo strappo. Le performance del telo biodegradabile sono in linea con quelle che si ottengono con teli tradizionali, ma se le piccole aziende lamentano che col biodegradabile non riescono ad ammortizzare i costi di acquisto, va detto che il recupero arriva eliminando le spese per la rimozione e lo smaltimento dei teli.
Dai rilievi effettuati da Astra nei campi prova presso l’Unità operativa di Imola, il Mater Bi ha assicurato una buona copertura del terreno ed il controllo delle infestanti per l’intero ciclo colturale delle piante (circa 110 giorni), la degradazione iniziata dai bordi è risultata più lenta nelle zone non interrate dove si è evidenziata anche una discreta resistenza agli agenti atmosferici. Le piante ottenute hanno raggiunto vigoria e rese produttive assai simili a quelle conseguite su polietilene tradizionale, al momento dello stacco i frutti non presentavano residui plastici sulla buccia. Al termine del ciclo produttivo i teli sono stati incorporati al terreno con una semplice fresatura.
In considerazione delle spese aggiuntive richieste per la rimozione e lo smaltimento di un film tradizionale è risultato che l’impiego risulta complessivamente più conveniente.
Il telo infatti “sparisce” in circa un anno, così può essere posato per un singolo ciclo colturale, poi fresato dopo la raccolta e lasciato in campo e alla stagione successiva non ci sono residui. Ultimamente il Mater Bi è stato valutato anche sulla coltura della fragola coltivata in tunnel, rilevando un incremento del grado zuccherino e del contenuto di acido ascorbico, così come un aumento della produzione delle fragole migliori e più grosse.



